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Art. 74 d.P.R. 309/90 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 74 d.P.R. 309/90

Associazione mafiosa straniera: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre individui condannati per partecipazione a un'associazione mafiosa straniera di matrice nigeriana. La Corte ha confermato che il 'metodo mafioso' può sussistere anche quando la forza intimidatrice è esercitata prevalentemente all'interno di una specifica comunità etnica. Inoltre, ha stabilito che l'affiliazione rituale e il coinvolgimento in attività illecite, come il traffico di droga, costituiscono prove concrete di una partecipazione attiva e dinamica al sodalizio, superando il mero status di affiliato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. La Corte chiarisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza per le misure cautelari ha uno standard inferiore rispetto a quello richiesto per una condanna definitiva, confermando la logicità del ragionamento del tribunale del riesame basato sulle intercettazioni. Il motivo relativo al principio del 'ne bis in idem' è stato ritenuto generico e inammissibile in sede di legittimità.
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Ordinanza cautelare nulla: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuta formalmente viziata. Il provvedimento è stato considerato un'ordinanza cautelare nulla in quanto il Tribunale, nell'accogliere l'appello del Pubblico Ministero, non aveva fornito una descrizione sommaria dei fatti contestati, limitandosi a un generico elenco degli articoli di legge. Questa omissione, secondo la Corte, lede gravemente il diritto di difesa dell'indagato, rendendo l'atto nullo.
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Riparazione ingiusta detenzione: il diritto al surplus
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta la riparazione per ingiusta detenzione anche senza una sentenza di assoluzione, qualora un periodo di custodia cautelare non sia stato computato nella pena definitiva. Il caso riguardava un individuo la cui detenzione, subita in un primo procedimento, non era stata detratta dalla condanna inflitta in un secondo giudizio per lo stesso reato. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al risarcimento sorge dal 'surplus' di restrizione della libertà, ossia da una detenzione patita in eccesso rispetto a quella dovuta, a prescindere dall'esito finale del processo.
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