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Art. 74 d.P.R. 309/90 — Anno 2023

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Altri anni per Art. 74 d.P.R. 309/90

Motivazione pena reato continuato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47393/2023, interviene su un caso di traffico di stupefacenti, precisando i criteri per la motivazione della pena in caso di reato continuato. La Corte ha annullato parzialmente la sentenza d'appello per un imputato a causa di un errore nel calcolo della riduzione per il rito abbreviato, rideterminando la pena. Per gli altri ricorrenti, i ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando che la motivazione sulla pena per i reati satellite deve essere distinta e proporzionata, e che non si possono riproporre in Cassazione motivi d'appello a cui si era rinunciato.
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Aggravante metodo mafioso: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di alcuni imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la legittimità dell'uso di intercettazioni provenienti da altro procedimento e ha chiarito l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, escludendo la violazione del divieto di peggioramento della pena in appello.
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Acquisizione prove digitali: chat criptate valide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti sulla base di prove digitali provenienti da una piattaforma di chat criptata. La difesa ne contestava l'utilizzabilità, ma la Corte ha stabilito che l'acquisizione di messaggi già archiviati su server esteri, ottenuta tramite Ordine Europeo di Indagine, non costituisce intercettazione, bensì sequestro di documenti (corrispondenza). Viene così confermata la validità di questa forma di acquisizione prove digitali, nel rispetto del principio di mutuo riconoscimento tra Stati UE.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanne
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da diversi imputati, confermando le condanne per gravi reati tra cui associazione di tipo mafioso, estorsione e cessione di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso, volti a ottenere una nuova valutazione delle prove e dei fatti, non sono ammissibili nel giudizio di legittimità, ribadendo la correttezza e la logicità delle sentenze dei precedenti gradi di giudizio.
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Errore di fatto: ricorso in Cassazione inammissibile
Un individuo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso straordinario lamentando un errore di fatto da parte della Corte di Cassazione. Sosteneva che la Corte avesse erroneamente considerato una sua condanna per un reato dal quale era stato in realtà assolto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto deve essere una svista percettiva e non un errore di valutazione delle prove. La decisione impugnata, infatti, non si basava su un'errata percezione, ma su un'analisi complessiva degli elementi probatori, rendendo il ricorso un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo giudizio di merito.
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Gravi indizi di colpevolezza: le intercettazioni bastano
Un soggetto in custodia cautelare per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza basati principalmente su intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: le conversazioni intercettate, se chiare ed inequivocabili, possono da sole costituire prova sufficiente per le misure cautelari, senza che sia necessario il sequestro della sostanza. La Corte ha inoltre sottolineato che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti.
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Associazione di tipo mafioso: prova e partecipazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16928/2023, ha esaminato i ricorsi di numerosi imputati condannati per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. La Corte ha dichiarato inammissibili o rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne. La decisione ribadisce i principi per accertare la partecipazione a un'organizzazione criminale, sottolineando che non basta un mero status di appartenenza, ma è necessario un ruolo dinamico e funzionale. La prova può basarsi su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e condotte che dimostrino un contributo stabile al sodalizio.
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Reato associativo: quando si perfeziona il delitto?
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati. Per il reato associativo di narcotraffico, si conferma che basta l'accordo criminale, non servono i reati-fine. Per la rapina, la testimonianza indiretta è stata ritenuta valida. I giudici di merito hanno valutato correttamente le prove.
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