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Art. 71-ter, ord. pen.

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Semilibertà a non collaborante: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che concedeva la semilibertà a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia, tra cui omicidio e associazione mafiosa. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e insufficiente, specialmente per non aver adeguatamente valutato gli elementi negativi forniti dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che indicavano la persistenza di legami con l'organizzazione criminale. La sentenza sottolinea come, per la concessione della semilibertà a non collaborante, non bastino la buona condotta carceraria e una mera dichiarazione di dissociazione, ma sia necessaria una prova rigorosa e concreta dell'effettiva rescissione dei collegamenti con il contesto criminale di provenienza e dell'assenza di pericolo di ripristino degli stessi.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale avverso la concessione di un permesso premio a un detenuto. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché il detenuto aveva già usufruito del permesso al momento della decisione. L'impugnazione, non potendo produrre alcun effetto pratico, è stata considerata priva di una condizione essenziale di ammissibilità.
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Affidamento in prova all’estero: la Cassazione
Un condannato in affidamento in prova ha richiesto di poter proseguire la misura in Romania per motivi di lavoro. La richiesta è stata inizialmente negata dal magistrato di sorveglianza e l'appello dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tali decisioni, stabilendo che i provvedimenti che incidono sulla libertà personale, come il diniego di un trasferimento, sono sempre ricorribili in Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. Nel merito, la Corte ha affermato il principio secondo cui l'affidamento in prova all'estero, in un altro paese dell'Unione Europea, è consentito in base al principio di mutua collaborazione e fiducia, e l'autorità italiana non può negarlo basandosi su una valutazione preventiva dell'efficacia dei controlli dello Stato estero.
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