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Art. 7 della legge n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente)

Accertamento induttivo: 4 auto e mutuo tradiscono il reddito
Un commerciante di pesce ha contestato un avviso di accertamento fiscale. L'Amministrazione Finanziaria aveva utilizzato il metodo dell'accertamento analitico induttivo, basandosi su una serie di indizi: mancata emissione di scontrini, un reddito dichiarato di soli 6.628 euro a fronte di un mutuo da 80.000 euro e del possesso di quattro autovetture. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. Ha stabilito che la presenza di più elementi presuntivi, gravi, precisi e concordanti, legittima questo tipo di accertamento. Inoltre, ha confermato che spetta al contribuente l'onere di provare il contrario, fornendo prove concrete di una situazione diversa.
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Motivazione cartella 36-bis: valida anche senza avviso preventivo
Una società ha ricevuto una cartella di pagamento per IRES a seguito di un controllo automatizzato che disconosceva delle perdite pregresse. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla motivazione cartella 36-bis: quando la pretesa del Fisco deriva da un semplice controllo dei dati dichiarati dal contribuente, non è necessaria una comunicazione preventiva né una motivazione complessa. Il semplice richiamo alla dichiarazione dei redditi è sufficiente. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'Agenzia delle Entrate può, in appello, specificare che il termine di decadenza decorre da una dichiarazione integrativa successiva, poiché questa è una 'mera difesa' e non un'eccezione nuova e inammissibile. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha vinto il ricorso.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo di denuncia
Una Srl e i suoi soci contestavano un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. La Cassazione chiarisce che il raddoppio dei termini di accertamento si applica quando il fatto ha rilevanza penale, a prescindere dalla tempestiva presentazione della denuncia. La sola sussistenza dell'obbligo di denuncia è sufficiente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato gli atti impositivi.
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Accertamento socio srl: difesa anche con atto definitivo
L'Agenzia delle Entrate contesta a un socio di una S.r.l. a ristretta base sociale il reddito da partecipazione, basandosi su un accertamento divenuto definitivo per la società. La Cassazione, rigettando il ricorso dell'Agenzia, stabilisce un principio cruciale sull'accertamento socio srl: il socio può sempre difendersi provando che i maggiori utili accertati alla società non gli sono stati distribuiti, ma sono stati reinvestiti. La definitività dell'atto verso la società non impedisce la difesa del socio nel suo procedimento autonomo.
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Delega di firma avviso accertamento: quando è valida?
Una società impugnava un avviso di accertamento per Ires e Iva, lamentando la mancanza di legittimazione del funzionario firmatario e un vizio di motivazione per la mancata allegazione del Processo Verbale di Costatazione (PVC). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la delega di firma per l'avviso di accertamento è un atto interno la cui prova può essere fornita anche in appello. Inoltre, la mancata allegazione del PVC non invalida l'atto se il contribuente ne era già a conoscenza.
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