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Art. 648 Codice di Procedura Civile

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Compenso avvocato forma scritta: la mail non basta
Una cliente ha impugnato una sentenza che la condannava a pagare le parcelle del proprio legale, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale per un importo inferiore, provato da scambi di email. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui per il compenso dell'avvocato la forma scritta è un requisito essenziale per la validità dell'accordo (ad substantiam), come previsto dall'art. 2233 c.c. Di conseguenza, le comunicazioni informali come le email non possono sostituire un contratto formale, e in sua assenza si applicano le tariffe professionali standard.
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Disconoscimento fideiussione: firma generica non basta
Il Tribunale di Sondrio ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione. La corte ha stabilito che il disconoscimento della firma da parte del garante era inammissibile perché formulato in modo generico. Inoltre, ha respinto le accuse di dolo e errore, attribuendo la mancata comprensione del contratto alla negligenza del firmatario. La sentenza ha confermato la validità della garanzia personale anche in presenza di un'altra garanzia pubblica.
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Opposizione decreto ingiuntivo fornitura: il rigetto
Il Tribunale di Milano ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo per una fornitura di energia elettrica non pagata. La società cliente aveva contestato la competenza territoriale, la validità del contratto firmato elettronicamente e l'eccessività dei consumi. Il giudice ha respinto tutte le eccezioni, ritenendo incompleta quella sulla competenza, pienamente valido il contratto con firma OTP, e generiche le contestazioni sui consumi, poiché l'onere di provare il malfunzionamento del contatore gravava sul cliente. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo è stato confermato.
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Prova cessione del credito: Gazzetta non basta
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale di Milano ha stabilito che la prova della cessione del credito non può basarsi unicamente sulla pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale. Il creditore cessionario ha l'onere di dimostrare la titolarità dello specifico credito attraverso il contratto di cessione. Mancando tale prova, il decreto ingiuntivo è stato revocato e la pretesa del creditore respinta.
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Prova cessione credito: come dimostrarla in giudizio
Una società di recupero crediti, agendo come mandataria di un'altra società, ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un debitore. Il debitore si è opposto, eccependo, tra le altre cose, il difetto di legittimazione attiva del creditore per mancata prova della catena di cessioni. Il Tribunale di primo grado ha accolto l'opposizione per prescrizione del credito. La Corte d'Appello, esaminando l'appello incidentale del debitore, ha riformato la sentenza. Ha stabilito che la prova della cessione del credito non era stata fornita. La sola pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la titolarità del singolo credito, in assenza della produzione dei relativi contratti di cessione. Di conseguenza, ha accolto l'appello incidentale, revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato che nulla era dovuto.
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Fideiussione omnibus: la nullità parziale non salva
Il Tribunale di Torino si è pronunciato su un'opposizione a decreto ingiuntivo basata sulla presunta nullità di una fideiussione omnibus. La sentenza chiarisce la distinzione temporale per l'applicazione della nullità parziale legata allo schema ABI: la prova dell'intesa anticoncorrenziale è presunta solo per i contratti antecedenti al provvedimento della Banca d'Italia del 2005. Per quelli successivi, l'onere della prova ricade sul garante. Inoltre, il Tribunale ha stabilito che la clausola 'a semplice richiesta' è sufficiente a impedire la decadenza del creditore ai sensi dell'art. 1957 c.c. Di conseguenza, pur revocando il decreto ingiuntivo originario a causa di pagamenti parziali avvenuti in corso di causa, ha condannato i garanti al pagamento del debito residuo.
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Onere della prova vizi fornitura: il caso del mangime
Un allevatore si oppone a due decreti ingiuntivi per il pagamento di forniture di mangime, sostenendo che la merce fosse difettosa e avesse causato danni al bestiame. Il Tribunale ha respinto le opposizioni, confermando i decreti. La decisione sottolinea come l'allevatore non sia riuscito a soddisfare l'onere della prova vizi fornitura, non dimostrando né il difetto del prodotto né il nesso di causalità con i danni lamentati.
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Ricognizione di debito: valida anche se nel testamento
Un erede si opponeva al pagamento di un debito del defunto, sostenendo che la ricognizione di debito fosse contenuta in un testamento successivamente revocato. Il Tribunale di Ancona ha respinto l'opposizione, chiarendo che la ricognizione di debito è un atto autonomo che sopravvive alla revoca del testamento, invertendo l'onere della prova a carico del debitore. L'erede non è riuscito a dimostrare l'estinzione del debito, pertanto la richiesta dei creditori è stata accolta.
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Prova del credito: senza erogazione il mutuo non esiste
Il Tribunale di Ancona ha accolto l'opposizione a un decreto ingiuntivo, revocandolo. La decisione si fonda sulla mancata prova del credito da parte della società creditrice, la quale non è riuscita a dimostrare l'effettiva erogazione della somma oggetto del contratto di mutuo. Secondo il giudice, il mutuo, essendo un contratto reale, si perfeziona solo con la consegna materiale del denaro (traditio). In assenza di tale prova, il credito non può considerarsi sorto e, di conseguenza, la richiesta di pagamento è infondata.
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Opposizione decreto ingiuntivo: come funziona?
Una società cliente ha presentato opposizione a un decreto ingiuntivo per bollette di luce e gas, contestando gli importi. Il Tribunale, a seguito di una perizia tecnica (CTU) che ha rilevato un calcolo errato dei prezzi dell'energia, ha revocato il decreto ingiuntivo originale. La società cliente è stata comunque condannata a pagare un importo inferiore, dimostrando l'efficacia dell'opposizione a decreto ingiuntivo in caso di fatturazioni errate.
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Prescrizione bollette: come annullare un debito idrico
Un utente ha opposto un decreto ingiuntivo per una fornitura idrica, sostenendo che il credito fosse estinto per prescrizione. Il Tribunale di Brescia ha accolto l'opposizione, revocando il decreto. La decisione si fonda sull'applicazione della prescrizione quinquennale, il cui termine era già decorso al momento della richiesta di pagamento. La corte ha ritenuto irrilevanti le comunicazioni intercorse con l'ex convivente dell'utente, in quanto non idonee a interrompere la prescrizione nei confronti dell'intestatario del contratto.
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Decreto ingiuntivo: fattura elettronica è prova?
Un'azienda si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di fatture relative a cali di giacenza di carburante, sostenendo l'insufficienza della fattura elettronica come prova scritta. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando che la fattura elettronica è una prova adeguata per l'emissione del decreto ingiuntivo e che il creditore aveva fornito documentazione sufficiente a superare ogni contestazione.
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Cessione crediti in blocco: la prova e la notifica
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo, contestando la titolarità del credito in capo alla cessionaria. Il Tribunale di Brescia ha rigettato l'opposizione, stabilendo che la pubblicazione dell'avviso di cessione crediti in blocco sulla Gazzetta Ufficiale costituisce prova sufficiente del trasferimento, purché i criteri identificativi siano precisi. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione, chiarendo che l'azione esecutiva contro un condebitore interrompe il termine per tutti.
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Provvigione Procacciatore d’Affari: no se non provata
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, negando la provvigione a un sedicente procacciatore d'affari. La decisione si fonda sulla prescrizione del diritto per una delle operazioni immobiliari e sulla mancata prova del nesso causale per la seconda. La Corte ha inoltre evidenziato come l'appellante agisse di fatto come mediatore immobiliare senza la necessaria iscrizione all'albo, escludendo così ogni diritto al compenso.
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Cessione del credito: pagamento e prescrizione
Una società di cessione crediti ha citato in giudizio un ente pubblico locale per il pagamento di fatture energetiche. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, respingendo la richiesta. Il tribunale ha stabilito che alcuni crediti erano estinti per prescrizione quinquennale e altri erano stati regolarmente pagati prima che la cessione del credito diventasse efficace nei confronti del debitore. La sentenza chiarisce aspetti fondamentali della cessione del credito, inclusi i diritti del debitore.
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Accordo verbale fornitura: è valido senza contratto?
La Corte d'Appello di Salerno si è pronunciata su un caso di inadempimento contrattuale relativo a una fornitura di latte. La Corte ha stabilito che un accordo verbale fornitura, stipulato prima dell'entrata in vigore della legge che impone la forma scritta per i contratti agroalimentari, è da considerarsi pienamente valido. Di conseguenza, in assenza di un contratto scritto che provi l'esistenza di una clausola penale per merce non conforme, la parte acquirente non può ridurre unilateralmente il pagamento. La sentenza conferma che l'onere di provare patti specifici, come le penali, in un accordo verbale ricade su chi intende farli valere.
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Decadenza termine: pagamento subito se c’è crisi
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da un professionista, sostenendo che il termine per il pagamento, legato a una futura rendicontazione, non fosse ancora scaduto. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che lo stato di insolvenza e il comportamento contrario a buona fede della società debitrice hanno causato la decadenza dal beneficio del termine, rendendo il credito immediatamente esigibile.
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