Una società riceve ingenti somme sotto forma di finanziamento soci infruttifero da un terzo. Il Fisco accerta che tali somme derivano dal riciclaggio di denaro sottratto illecitamente all'estero e applica la tassazione dei proventi illeciti ai fini IRES, IRAP e IVA, raddoppiando i termini per l'accertamento. La Cassazione conferma la legittimità della tassazione, stabilendo che i capitali illeciti rientrati in Italia sono tassabili come redditi diversi anche se mascherati da prestito. Tuttavia, i giudici accolgono parzialmente il ricorso annullando la pretesa relativa all'IRAP: per questa imposta non si applica il raddoppio dei termini di accertamento, poiché le violazioni IRAP non costituiscono reato. La società ottiene quindi l'annullamento parziale della cartella per decadenza dei termini sull'IRAP, mentre restano confermate le imposte IRES e IVA.
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