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Art. 648-bis Codice Penale — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 648-bis Codice Penale

Tassazione dei proventi illeciti: prestito tassato, IRAP salva
Una società riceve ingenti somme sotto forma di finanziamento soci infruttifero da un terzo. Il Fisco accerta che tali somme derivano dal riciclaggio di denaro sottratto illecitamente all'estero e applica la tassazione dei proventi illeciti ai fini IRES, IRAP e IVA, raddoppiando i termini per l'accertamento. La Cassazione conferma la legittimità della tassazione, stabilendo che i capitali illeciti rientrati in Italia sono tassabili come redditi diversi anche se mascherati da prestito. Tuttavia, i giudici accolgono parzialmente il ricorso annullando la pretesa relativa all'IRAP: per questa imposta non si applica il raddoppio dei termini di accertamento, poiché le violazioni IRAP non costituiscono reato. La società ottiene quindi l'annullamento parziale della cartella per decadenza dei termini sull'IRAP, mentre restano confermate le imposte IRES e IVA.
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Giudicato esterno: come blocca un ricorso cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un'iscrizione ipotecaria richiesta dall'Agenzia delle Entrate. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno, formatosi in un separato giudizio che ha accertato in via definitiva l'esistenza del debito tributario sottostante, rendendo superate le contestazioni mosse nel procedimento cautelare.
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Prezzo asta immobiliare: il valore per le imposte
La Corte di Cassazione ha stabilito che il prezzo di asta immobiliare di un bene può costituire la corretta base imponibile per l'imposta di registro, prevalendo sulla valutazione dell'Agenzia delle Entrate. Nel caso specifico, il valore di aggiudicazione di un vasto complesso immobiliare in pessime condizioni, venduto dopo numerosi tentativi falliti, è stato ritenuto rappresentativo del reale valore di mercato, nonostante un procedimento penale in corso relativo alla vendita.
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Rimborso Euroritenuta: sì anche con Voluntary Disclosure
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 732/2024, ha stabilito che i contribuenti che hanno aderito alla procedura di "Voluntary Disclosure" hanno comunque diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte ha chiarito che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il recupero delle imposte pagate all'estero anche se i redditi sono stati regolarizzati tramite sanatoria. La richiesta dell'Agenzia delle Entrate di negare il rimborso è stata quindi respinta.
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Rimborso Euroritenuta: Sì con Voluntary Disclosure
L'ordinanza stabilisce che i contribuenti che aderiscono alla procedura di "voluntary disclosure" per regolarizzare capitali detenuti all'estero hanno diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, garantendo così il rimborso anche se i redditi non erano stati inizialmente dichiarati.
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Rimborso Euroritenuta: sì dopo voluntary disclosure
La Cassazione conferma il diritto al rimborso Euroritenuta per un contribuente che ha aderito alla voluntary disclosure. La Corte stabilisce che il principio UE contro la doppia imposizione prevale sulla procedura nazionale, riconoscendo che il termine per la richiesta di rimborso decorre dal pagamento in Italia e non dalla ritenuta estera.
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Giudizio tributario: l’assoluzione penale è irrilevante
Una contribuente, assolta in sede penale, ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato sui medesimi fatti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando il principio del "doppio binario" che sancisce l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale. La Corte ha specificato che solo determinate formule di assoluzione sono vincolanti per il giudice tributario, e quella ottenuta dalla ricorrente ("perché il fatto non costituisce reato") non rientra tra queste.
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