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Art. 647 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 647 Codice di Procedura Civile

Decreto ingiuntivo ai soci in solido: chi non si oppone paga
L'ente previdenziale ha ottenuto un decreto ingiuntivo per recuperare il trattamento di fine rapporto anticipato ai lavoratori di una società fallita. L'ingiunzione ha colpito i soci illimitatamente responsabili. Solo una socia ha promosso tempestiva opposizione, ottenendo la revoca del debito per intervenuta prescrizione quinquennale. I giudici di secondo grado hanno esteso questo beneficio anche all'altro socio rimasto inerte nel processo. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale verdetto. La notifica di un decreto ingiuntivo ai soci in solido impone a ciascun soggetto di difendersi in modo autonomo. L'inerzia del socio comporta la definitività del titolo esecutivo nei suoi confronti. La vittoria processuale di un coobbligato non cancella l'ingiunzione definitiva per chi non ha proposto opposizione.
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Retrocessione d’azienda: no a debiti futuri per l’ex gestore
Il Lavoratore ha chiesto il pagamento di crediti per cassa integrazione e mobilità maturati nel 2014 a un'azienda che aveva gestito in affitto l'attività fino al 2011. Il rapporto di lavoro era cessato prima che avvenisse la retrocessione d'azienda alla curatela fallimentare della proprietaria originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando che la tutela prevista in caso di trasferimento o retrocessione d'azienda presuppone che il rapporto di lavoro sia ancora attivo al momento del passaggio. Inoltre, la responsabilità solidale si applica solo ai crediti già esistenti al momento del trasferimento, escludendo quelli sorti successivamente. Di conseguenza, l'ex affittuaria non deve pagare i debiti maturati anni dopo la cessazione del rapporto.
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Responsabilità solidale affitto d’azienda: chi paga dopo la fine?
Un lavoratore chiedeva a un'azienda, che aveva preso in affitto l'attività dal suo datore di lavoro originale, il pagamento di integrazioni salariali. Tali somme erano però maturate dopo la fine del contratto di affitto e la restituzione dell'azienda al proprietario. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della responsabilità solidale affitto d'azienda. Ha stabilito che l'azienda affittuaria è responsabile in solido con il proprietario solo per i crediti del lavoratore sorti prima o durante il periodo di affitto. Non risponde, invece, dei debiti maturati successivamente alla retrocessione dell'azienda. Di conseguenza, la richiesta del lavoratore è stata respinta.
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Termine opposizione Fornero: notifica essenziale
Un lavoratore veniva licenziato senza motivazione. Dopo un'ordinanza a suo favore, la società, inizialmente assente (contumace), proponeva opposizione. La questione chiave era la decorrenza del termine per tale opposizione. La Cassazione, con la sentenza 22007/2024, ha chiarito che per la parte contumace, il termine opposizione Fornero decorre solo dalla notifica formale dell'ordinanza da parte del vincitore, applicando per analogia le regole del procedimento d'ingiunzione. La Corte ha così respinto il ricorso del lavoratore, confermando l'inefficacia del licenziamento con condanna a un'indennità risarcitoria.
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Compensi avvocati PA: quando matura il diritto?
Un avvocato dipendente di un'amministrazione regionale ha richiesto il pagamento di compensi professionali legati a sentenze favorevoli. La questione centrale era stabilire se il diritto a tali compensi sorgesse al momento del deposito della sentenza o solo quando questa diventava definitiva (passata in giudicato). La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4395/2025, ha stabilito che il momento determinante è il passaggio in giudicato della sentenza, come previsto dalla normativa regionale. Questo criterio è fondamentale per il calcolo del tetto massimo annuale dei compensi. La Corte ha cassato la decisione precedente per non aver applicato correttamente questo principio ai pagamenti passati e ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Domanda riconvenzionale e eccezione: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ricorre in Cassazione per il riconoscimento di mansioni superiori e contro la condanna alla restituzione di somme. La Corte rigetta la richiesta sulle mansioni, ma accoglie quella sulla restituzione. La decisione si fonda sulla distinzione tra domanda riconvenzionale ed eccezione: una volta che la richiesta di restituzione viene qualificata come mera eccezione e tale qualifica non viene appellata, essa non può più portare a una condanna, ma solo neutralizzare la pretesa avversaria, per effetto del giudicato interno.
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