Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver subito il carcere e gli arresti domiciliari per presunti reati di droga. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per colpa grave dell'interessato, il cui comportamento negligente ha creato la falsa apparenza di un illecito penale, inducendo i magistrati alla misura cautelare. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'indennizzo, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Una guardia giurata, inizialmente condannata per concorso in rapina e poi assolta in sede di revisione, ha richiesto la riparazione per errore giudiziario. La Cassazione ha respinto la domanda. Secondo i giudici, la sua condotta gravemente colposa, consistita nel divulgare informazioni sensibili a persone con propensione criminale, ha creato una falsa apparenza di colpevolezza. Questo comportamento imprudente è stato considerato la causa diretta dell'errore giudiziario, escludendo così il suo diritto a ricevere un indennizzo per l'ingiusta detenzione subita.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva l'intero indennizzo per l'ingiusta detenzione subita dal fratello defunto. La ricorrente sosteneva di averne diritto quale unica erede universale. La Suprema Corte ha invece chiarito che la riparazione per ingiusta detenzione spettante ai congiunti non si trasmette per successione ereditaria, ma sorge come diritto autonomo (iure proprio) basato sul pregiudizio personale sofferto. In mancanza di prove specifiche sul danno individuale, la ripartizione pro quota basata sulla composizione familiare è legittima.
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La Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero dell'Economia contro una decisione che concedeva un risarcimento per errore giudiziario alla vedova di un uomo ingiustamente condannato. La Corte ha stabilito che una precedente dichiarazione di inammissibilità 'allo stato' non impedisce la riproposizione della domanda una volta sanati i vizi formali e che il risarcimento spetta interamente all'erede che agisce, calcolato sul danno subito dal defunto.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile e infondato il ricorso di un'erede contro un decreto di confisca di beni, originariamente applicato al defunto genitore. La sentenza chiarisce i rigidi limiti del ricorso per cassazione misure di prevenzione, specificando che non è possibile lamentare una generica rivalutazione dei fatti o un travisamento della prova senza indicazioni specifiche e decisive. La Corte ha inoltre ribadito che i vizi deducibili sono solo quelli di violazione di legge e non quelli di motivazione, salvo il caso di motivazione assente o meramente apparente.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcune società sanzionate per 805 violazioni ambientali. La Corte ha applicato il principio del 'ius superveniens', ovvero una nuova legge più favorevole intervenuta dopo i fatti, che introduce il cumulo giuridico sanzioni per violazioni seriali in materia ambientale. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare la sanzione in base alla nuova e più mite disciplina.
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