Un agente di viaggio, pur consapevole delle gravi difficoltà economiche della sua agenzia, vendeva pacchetti turistici incassando il denaro dai clienti. Invece di prenotare i viaggi, usava i soldi per coprire altre spese, lasciando i clienti senza vacanza e senza rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per truffa contrattuale. I giudici hanno stabilito che il suo comportamento non era un semplice inadempimento o un caso di insolvenza fraudolenta. L'agente ha attivamente ingannato i clienti con rassicurazioni e sfruttando la sua reputazione professionale, mettendo in atto veri e propri 'artifizi e raggiri'. Questo inganno attivo, finalizzato a stipulare contratti che altrimenti non sarebbero stati conclusi, qualifica il reato come truffa.
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