La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso a carico di più soggetti. Gli imputati avevano concesso somme di denaro a tassi spropositati a diversi imprenditori e cittadini in difficoltà, pretendendo il versamento di quote mensili e imponendo richieste estorsive mediante minacce e pressioni criminali. La difesa contestava la credibilità delle vittime, la sussistenza dello stato di bisogno e l'aggravante mafiosa, chiedendo una rivalutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che in presenza di una doppia decisione conforme di merito non è consentito richiedere un nuovo esame dei fatti. I giudici hanno confermato la piena validità probatoria delle dichiarazioni delle vittime e delle intercettazioni, condannando i ricorrenti alle spese processuali e al versamento di una sanzione economica.
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