Tre soggetti sono stati condannati per il reato di tentato omicidio ai danni di una vittima, accusata di aver sottratto una partita di droga. La vittima è stata sequestrata, interrogata, ferita a colpi di pistola alla gamba e all'addome, e infine gettata in un fiume. Sopravvissuta miracolosamente, ha denunciato gli aggressori. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità della vittima, l'assenza di prove e l'inesistenza della volontà di uccidere. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna a otto anni di reclusione per ciascuno. I giudici hanno chiarito che l'intenzione di uccidere si desume dall'uso di armi da fuoco, dalla reiterazione dei colpi diretti a organi vitali e dall'abbandono della vittima ferita in un luogo isolato.
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