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Art. 617-quinquies Codice Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 617-quinquies Codice Penale

Furto di connessione internet: il segnale non è una cosa mobile
Un uomo si collegava abusivamente al box telefonico del vicino per navigare sul web senza pagare alcun canone. La Corte d'Appello lo condannava per furto aggravato, assimilando la connessione a un'energia suscettibile di sottrazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato sul presunto furto di connessione internet. Il flusso telematico non rappresenta automaticamente un'energia immagazzinabile o quantificabile come una tradizionale cosa mobile. I giudici supremi hanno quindi annullato la condanna con rinvio ad altra sezione per un nuovo esame tecnico, mentre hanno dichiarato inammissibile il ricorso del complice confermando la recidiva.
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Sequestro probatorio di cellulari: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro probatorio di tre telefoni cellulari, ritenendolo sproporzionato. Sebbene la Corte abbia riconosciuto la sussistenza di sufficienti indizi di reato ('fumus commissi delicti') a carico dell'indagato, coinvolto in un'indagine su clonazione di carte carburante, ha stabilito che il provvedimento di sequestro era illegittimo perché non specificava un limite di tempo per l'analisi dei dati e i criteri per la selezione delle informazioni pertinenti, violando così il principio di proporzionalità.
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Confisca auto: quando è legittima? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza relativa all'installazione di un dispositivo 'jammer' in un'auto. Pur confermando la colpevolezza degli imputati, i giudici hanno stabilito che la motivazione per la confisca auto era insufficiente. Non è stato provato un legame stabile e non occasionale tra il veicolo e il reato, poiché la semplice presenza del dispositivo sul sedile non basta. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Ricorso patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato. Il motivo del ricorso, ovvero la presunta mancata valutazione da parte del giudice di una possibile causa di assoluzione (ex art. 129 c.p.p.), non rientra tra le ragioni tassativamente previste dalla legge per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono limitati a vizi della volontà, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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