L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo tra i reati e la misura cautelare era già stato valutato in precedenza. Senza fatti nuovi, scatta il principio del giudicato cautelare, che blocca ogni nuovo controllo sui medesimi argomenti. Inoltre, il trasferimento a casa della madre nello stesso comune non supera la presunzione di pericolosità sociale. L'indagato resta in carcere ed è condannato a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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