L'Imputato, condannato in appello per il reato di lesioni personali aggravate, ha proposto ricorso per cassazione basandosi su un unico motivo: l'asserita prescrizione del reato verificatasi prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha verificato i calcoli temporali, considerando la sospensione di 29 giorni dovuta all'astensione del difensore e l'innalzamento dei termini edittali legato all'aggravante contestata. Riconosciuta la manifesta infondatezza dell'eccezione, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Tale vizio impedisce la rilevazione della prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello, rendendo la condanna definitiva e comportando l'addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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