La Ricorrente è stata sorpresa alla guida di un'auto rubata a Roma, senza fornire alcuna spiegazione attendibile sulla provenienza del veicolo. I giudici di merito l'hanno condannata per il reato di ricettazione. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come furto e lamentando il mancato accoglimento di alcune attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi viene trovato in possesso di refurtiva, senza giustificarne l'origine e in assenza di prove sul suo diretto coinvolgimento nel furto, risponde sempre del reato di ricettazione. Inoltre, i precedenti penali della donna escludono la concessione di attenuanti per la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, la condanna è definitiva e la Ricorrente deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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