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Art. 61 Codice Penale — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 61 Codice Penale

Rimborso spese legali dipendente: no se c’è conflitto
La Corte di Cassazione ha negato il rimborso spese legali a un dipendente pubblico, un ex dirigente comunale, a causa di un conflitto di interessi. Il dirigente, coinvolto in un procedimento penale per abusi edilizi, aveva agito in violazione dei suoi doveri d'ufficio. La Corte ha stabilito che l'assenza di conflitto di interessi è una condizione essenziale per ottenere il rimborso, come previsto dalla contrattazione collettiva.
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Licenziamento e patteggiamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giusta causa per appropriazione indebita, nonostante il procedimento penale si sia concluso prima con un patteggiamento e poi con l'estinzione del reato. La sentenza sottolinea la piena autonomia tra il giudizio disciplinare e quello penale. Il rapporto di fiducia è considerato irrimediabilmente compromesso, rendendo irrilevante la successiva remissione di querela ai fini della validità del licenziamento. La decisione evidenzia che il licenziamento e patteggiamento seguono percorsi valutativi distinti.
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Uso personale macchinari: licenziamento sproporzionato
Un dipendente viene licenziato per aver utilizzato un macchinario aziendale per scopi privati. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici d'appello, ritenendo il licenziamento una sanzione sproporzionata. La valutazione ha tenuto conto di fattori cruciali come l'autorizzazione, seppur informale, da parte di un superiore, la natura episodica dell'evento e la lunga e corretta carriera lavorativa del dipendente. Questo caso sottolinea come, nell'ambito del diritto del lavoro, l'uso personale di macchinari non giustifichi automaticamente la massima sanzione disciplinare, ma richieda un'analisi bilanciata di tutte le circostanze specifiche.
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Indebito contributivo: chi rimborsa il lavoratore?
Ex dipendenti pubblici a tempo determinato si sono visti negare la restituzione dell'indennità di fine servizio, che il loro datore di lavoro aveva erroneamente versato all'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che in caso di indebito contributivo, l'azione del lavoratore per recuperare le somme trattenute va diretta esclusivamente contro il datore di lavoro, e non verso l'ente che ha ricevuto i versamenti. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione del diritto decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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