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Art. 609-quater Codice Penale

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Credibilità minore: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per atti sessuali con minori e atti osceni. La sentenza sottolinea i rigorosi criteri per la valutazione della credibilità minore, affermando che la testimonianza della vittima, se attentamente vagliata, può costituire prova piena. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, che avevano ritenuto attendibili le dichiarazioni delle bambine coinvolte, respingendo le argomentazioni della difesa su presunte contraddizioni e sulla capacità a testimoniare delle minori.
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Sospensione condizionale: la partecipazione non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena a un uomo condannato per atti persecutori. Nonostante la frequenza formale a un corso di recupero, il suo atteggiamento oppositivo e non partecipativo è stato ritenuto un inadempimento dell'obbligo. La Corte ha chiarito che, ai fini del beneficio, è necessaria una partecipazione effettiva e proficua, non la mera presenza fisica, anche secondo la normativa previgente alle modifiche del 2023.
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Reato continuato: la pena base secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, il quale contestava il calcolo della pena per il reato continuato. La Corte ha confermato la legittimità della decisione della Corte d'Appello di individuare come reato più grave, e quindi come pena-base, una violazione diversa e più severamente punita rispetto a quella usata in precedenti sentenze irrevocabili. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, data la pluralità di precedenti specifici.
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Misura cautelare: quando è legittima in carcere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, accusato di reati di natura sessuale, che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva per seguire un percorso psicoterapeutico. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che per tali reati vige una presunzione di adeguatezza del carcere. Gli elementi presentati, come il percorso terapeutico e la condanna in primo grado a 12 anni, non sono stati ritenuti sufficienti a superare l'elevato rischio di recidiva, anzi, la condanna rafforza le esigenze cautelari.
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