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Art. 602-ter Codice Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 602-ter Codice Penale

Riduzione in schiavitù e prostituzione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sedici anni di reclusione per un'imputata accusata di tratta, violenza sessuale, riduzione in schiavitù e prostituzione forzata di una giovane donna straniera. La vittima era arrivata in Italia con la falsa promessa di poter studiare, ma era stata assoggettata mediante riti intimidatori e costretta a prostituirsi per ripagare un debito fittizio di 35.000 euro. La condannata gestiva le violenze persino mentre si trovava agli arresti domiciliari per reati analoghi. La difesa ha tentato di screditare la giovane testimone e di sostenere l'impossibilità di commettere i reati durante la misura cautelare. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: le dichiarazioni della persona offesa sono coerenti, dettagliate e riscontrate da prove certe, mentre i motivi del ricorso erano generici.
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Irreperibilità del testimone: condanna valida per la tratta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dodici anni di reclusione per il reato di tratta di persone a carico di un'imputata. La difesa contestava l'utilizzo processuale dei verbali della persona offesa, la quale era scomparsa dopo le indagini preliminari. La Suprema Corte ha chiarito che l'irreperibilità del testimone consente la lettura e l'acquisizione delle sue precedenti dichiarazioni se l'allontanamento non era prevedibile e se la sparizione non è derivata da una scelta volontaria di sottrarsi al contraddittorio. Le ricerche devono compiersi secondo parametri di effettiva ragionevolezza senza imporre verifiche esplorative all'estero prive di agganci concreti. I giudici hanno inoltre respinto la concessione delle attenuanti generiche, reputando corretta la pena inflitta.
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Tratta di persone: promesse di lavoro e incubo voodoo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tratta di persone e sfruttamento della prostituzione minorile nei confronti di tre soggetti. Due imputati avevano reclutato in Nigeria tre donne (di cui due minorenni), sottoponendole a riti voodoo e conducendole in Italia con l'inganno per costringerle a prostituirsi e ripagare un finto debito di viaggio. La terza imputata aveva fornito loro alloggio, incassando l'affitto con i proventi del meretricio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che il reato di tratta di persone si configura anche in presenza di un iniziale consenso della vittima o dei familiari, qualora vi sia un approfittamento dello stato di vulnerabilità e l'uso dell'inganno. Inoltre, l'ignoranza sull'età delle minori non è scusabile senza controlli diligenti.
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Competenza territoriale per pedopornografia: il luogo
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza territoriale per il reato di produzione di materiale pedopornografico. Ha stabilito che la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui l'imputato, dopo aver indotto il minore, riceve il materiale e ne acquisisce la piena disponibilità. Non è rilevante il luogo dove il materiale viene fisicamente creato dalla vittima. Di conseguenza, è competente il tribunale della residenza dell'imputato.
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Dichiarazioni persona offesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tratta di persone, stabilendo la piena utilizzabilità delle dichiarazioni della persona offesa rese durante le indagini, anche se la vittima si è resa irreperibile prima del processo. La Corte ha ritenuto che l'allontanamento non fosse una libera scelta, ma il risultato di pressioni e timori, rendendo l'assenza imprevedibile e giustificando l'acquisizione delle prove ai sensi dell'art. 512 c.p.p. La sentenza sottolinea come tali dichiarazioni, se corroborate da altri elementi, possono costituire la base per l'accertamento della responsabilità penale.
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