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art. 6 del d.l. n. 193 del 2016

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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società e i suoi soci impugnavano avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni ritenute inesistenti. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, hanno aderito alla definizione agevolata, pagando il debito. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, poiché l'adesione alla sanatoria equivale a una rinuncia al ricorso.
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Definizione Agevolata: Estinzione del Processo
Una società aveva impugnato una cartella di pagamento per imposta di registro. Durante il giudizio in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi fiscali. La Suprema Corte, prendendo atto dell'adesione, ha dichiarato estinto il processo, sottolineando che la scelta della definizione agevolata implica una rinuncia al ricorso. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Termine breve appello: notifica tardiva e inammissibilità
Una società ha impugnato con successo una sentenza di secondo grado sfavorevole. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'appello dell'Agenzia delle Entrate era inammissibile perché notificato oltre il termine breve appello, decorrente dalla notifica della sentenza di primo grado. La Corte ha cassato la decisione precedente e dichiarato l'inammissibilità dell'appello originario, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiede chiarimenti
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso un giudizio relativo a imposte ipotecarie e catastali. La sospensione è dovuta alla richiesta di definizione agevolata presentata da uno dei contribuenti, il cui collegamento con l'atto impugnato non era chiaro. La Corte ha concesso alle parti 90 giorni per fornire i necessari chiarimenti prima di procedere con la decisione finale.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
Un contribuente ha impugnato in Cassazione un avviso di accertamento. Successivamente, ha presentato una memoria chiedendo l'estinzione del giudizio per adesione a una definizione agevolata. La Corte ha rilevato che l'adesione riguardava un atto diverso (cartella di pagamento) e non quello impugnato. Tuttavia, ha interpretato la memoria come una unilaterale rinuncia al ricorso, dichiarandolo inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza necessità di accettazione da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fino in Cassazione, presenta una memoria contenente una rinuncia al ricorso. Nonostante un tentativo fallito di definizione agevolata per atti diversi, la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, sottolineando che la rinuncia è un atto unilaterale che non necessita dell'accettazione della controparte.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Un contribuente, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio contro un accertamento fiscale basato su indagini finanziarie, ha aderito alla definizione agevolata durante il ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata estingue il giudizio tributario
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento basato su studi di settore fino alla Corte di Cassazione, ha aderito a una definizione agevolata. La Corte, prendendo atto della rinuncia al ricorso a seguito del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando come la definizione agevolata sia uno strumento efficace per chiudere i contenziosi pendenti.
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Definizione agevolata: cosa succede se è parziale?
Una società aderisce a una definizione agevolata solo per una parte del debito fiscale contestato in giudizio. La Corte di Cassazione stabilisce che l'adesione parziale non estingue l'intero processo. Il giudice deve proseguire l'esame e decidere sulla porzione del debito rimasta fuori dall'accordo di sanatoria, come sanzioni e interessi. La sentenza di merito che aveva dichiarato l'estinzione totale del giudizio è stata annullata con rinvio.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società, dopo aver impugnato degli avvisi di accertamento IVA, rinuncia al ricorso in Cassazione aderendo a una definizione agevolata. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa le spese processuali.
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Estinzione processo tributario: il caso della rinuncia
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza su terreni, ha aderito a una procedura di "rottamazione" delle cartelle esattoriali e ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione processo tributario, compensando le spese legali tra le parti e specificando che il ricorrente non è tenuto al versamento del doppio contributo unificato, previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rottamazione e lite estinta: il caso deciso in Cassazione
Una società impugnava una cartella di pagamento, attribuendo l'errore al proprio consulente. Durante il ricorso per Cassazione promosso dall'Agenzia delle Entrate, la società ha aderito alla rottamazione dei ruoli, pagando le somme dovute. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, dato che l'adesione alla sanatoria ha risolto la controversia.
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