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Art. 6 del D.L. n. 119 del 2018

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Definizione agevolata cartella: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, può rientrare nella definizione agevolata. Se la cartella è il primo atto con cui si comunica la pretesa fiscale, essa assume natura di atto impositivo, rendendo legittima l'istanza di condono da parte del contribuente. La sentenza respinge il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la lite non era fittizia e la cartella era definibile.
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Estinzione del giudizio: la pace fiscale ferma il processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30943/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario a seguito dell'adesione di una società contribuente alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non si è opposta nei termini, la Corte ha confermato che la procedura si conclude, con spese a carico di chi le ha anticipate e senza l'obbligo per il ricorrente di versare il doppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un contenzioso tributario. La società ricorrente, durante il processo, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha presentato opposizione, la Corte ha applicato la normativa che prevede, in tali circostanze, la chiusura del procedimento. Le spese legali restano a carico delle parti che le hanno anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Litisconsorzio necessario: socio e società in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste il litisconsorzio necessario tra una società di persone e i suoi soci se la società e alcuni di essi hanno definito la propria pendenza tributaria tramite un condono. In questo caso, una socia aveva impugnato un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo la necessità di un giudizio unico. Tuttavia, la Corte ha respinto il ricorso, affermando che la definizione agevolata fa venir meno l'interesse processuale della società a partecipare al giudizio della singola socia, rendendo infondata la richiesta di un processo congiunto.
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Giudicato esterno in materia tributaria: i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato esterno formatosi in un contenzioso tributario per un'annualità non si estende automaticamente agli anni precedenti, specialmente se riguarda accertamenti fattuali e non questioni giuridiche permanenti. Il caso riguardava una contribuente accusata di evasione fiscale per un'attività di e-commerce, ma la Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate che invocava una sentenza favorevole relativa ad anni successivi.
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Accertamento d’ufficio: obbligo di dedurre i costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25702/2025, chiarisce che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria ha l'obbligo di determinare, anche in via induttiva, i costi inerenti ai maggiori ricavi accertati. Omettere tale calcolo viola il principio costituzionale di capacità contributiva. La Corte ha quindi accolto il ricorso del contribuente su questo punto, cassando con rinvio la sentenza di merito che negava il riconoscimento dei costi in assenza di prove documentali.
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Definizione Agevolata: come estingue il processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo alla valutazione di un immobile. I contribuenti, durante il processo, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge sulla "pace fiscale". Avendo completato la procedura e i pagamenti, la Corte ha stabilito che la materia del contendere è cessata, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito e lasciando le spese a carico della parte che le aveva anticipate.
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Cessazione materia del contendere per debiti annullati
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un processo tributario. La lite, originata da una cartella di pagamento, è stata estinta poiché il debito sottostante, inferiore a 1.000 euro e relativo al periodo 2000-2010, è stato annullato automaticamente per legge ai sensi del D.L. n. 119/2018. La Corte ha stabilito che l'annullamento 'ope legis' rende nullo l'atto impugnato e fa venir meno l'oggetto del giudizio, con conseguente compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito della corretta adesione del contribuente alla definizione agevolata. Decisiva la mancata notifica del diniego da parte dell'Amministrazione Finanziaria entro il termine di legge, unita alla prova del versamento delle somme dovute, che ha reso definitiva la procedura di pace fiscale e determinato la cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Due contribuenti, dopo aver impugnato una sentenza della commissione tributaria regionale, hanno aderito alla definizione agevolata della controversia. Avendo presentato l'istanza e pagato il primo versamento, e dato che né loro né l'Agenzia delle Entrate hanno chiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, confermando che l'Agenzia aveva anche provveduto allo sgravio del debito residuo.
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Acquisizione fascicolo d’ufficio: rinvio del caso
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, presentando anche un'istanza di estinzione del giudizio per una definizione agevolata. La Corte ha osservato che la definizione agevolata si riferiva a un altro procedimento. Data l'impossibilità di reperire il fascicolo del giudizio originario, la Corte ha ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio e ha rinviato la causa, senza decidere nel merito.
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Rinuncia al ricorso: come estinguere il giudizio
Una società contribuente, dopo aver visto respinta la sua domanda di definizione agevolata, ha impugnato il diniego in Cassazione. Successivamente, perfezionata la sanatoria per la cartella di pagamento relativa, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. L'Agenzia delle entrate ha accettato la rinuncia, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese.
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Definizione agevolata: no se la lite è strumentale
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è ammissibile la definizione agevolata liti per una cartella di pagamento quando questa è successiva ad avvisi di accertamento già divenuti definitivi. La Corte ha chiarito che in tali casi, la cartella rappresenta un mero atto di riscossione. Inoltre, ha precisato che qualificare la lite come 'pretestuosa' non costituisce un'eccezione nuova in appello, ma una mera specificazione difensiva.
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Definizione agevolata: estingue il processo in Cassazione
Un contribuente, oggetto di accertamenti fiscali per capitali detenuti all'estero, aveva ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio grazie allo 'scudo fiscale'. Durante il ricorso per Cassazione promosso dall'Agenzia delle Entrate, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo fine alla disputa senza una decisione nel merito.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista da una specifica normativa. Avendo i ricorrenti pagato gli importi dovuti per la sanatoria, il contenzioso è stato considerato concluso, con spese legali a carico di ciascuna parte.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario e la cessazione della materia del contendere in un procedimento collegato per revocazione. La decisione è scaturita dall'adesione della società contribuente alla definizione agevolata prevista dalla legge. Nonostante l'Amministrazione Finanziaria avesse impugnato una sentenza favorevole all'azienda, il pagamento delle somme previste dalla sanatoria ha risolto la controversia alla radice, rendendo superflua la prosecuzione dei giudizi pendenti.
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Utilizzo perdite fiscali: la Cassazione chiarisce
Una società cinematografica ha ricevuto un avviso di accertamento per omessa fatturazione. Ha chiesto di compensare il maggior reddito con perdite fiscali pregresse, ma l'Amministrazione Finanziaria ha negato la richiesta perché tali perdite erano già oggetto di contestazione in un altro procedimento. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione dei giudici di merito, ha stabilito che non è possibile procedere all'utilizzo perdite fiscali se la loro spettanza è sub iudice, ovvero ancora oggetto di un contenzioso pendente. La Corte ha riscontrato un errore di giudizio nella sentenza precedente, che aveva ignorato la pendenza della contestazione.
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