La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'associazione dedita al traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibili i ricorsi di tre imputati. Due di essi avevano stipulato un concordato in appello, ma hanno successivamente tentato di contestare la pena ritenendola sproporzionata. Il terzo imputato, accusato di aver agito come prestanome per l'intestazione fittizia di 157 veicoli utilizzati per lo spaccio, contestava la valutazione delle prove e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha ribadito che il concordato in appello non è impugnabile per ragioni di merito sulla pena e che la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione dei fatti già accertati.
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