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Art. 597 Codice Penale — Sezione Terza Civile

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Risarcimento danni per diffamazione: la smentita non basta
Un noto editore è stato condannato a pagare il risarcimento danni per diffamazione a un medico e a un'associazione di ricerca, a causa di un articolo lesivo della loro reputazione. L'editore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la pubblicazione, il giorno successivo, di un secondo articolo contenente la smentita degli interessati dovesse azzerare o ridurre il danno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione di una rettifica non comporta una riduzione automatica del risarcimento. La rettifica può solo evitare il protrarsi degli effetti lesivi, ma non cancella il danno già subito con la prima pubblicazione. L'editore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Diffamazione defunto: risarcimento e prova del danno
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un discendente di un noto personaggio storico che ha citato in giudizio un utente social per post offensivi. Sebbene la diffamazione defunto possa ledere l'onore dei familiari, la Corte ha stabilito che il danno non patrimoniale non è automatico ma richiede una prova specifica sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito.
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Danno da diffamazione: la presunzione per i familiari
In un caso di diffamazione a mezzo stampa contro un politico deceduto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul danno da diffamazione. La Corte ha chiarito che il pregiudizio morale e reputazionale subito dai parenti stretti, come un fratello, si presume (presunzione 'iuris tantum'). Le corti inferiori avevano negato il risarcimento al fratello del defunto, ritenendo non provato un danno concreto. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che spetta al diffamatore dimostrare l'assenza di un legame affettivo, e non al familiare provarne l'esistenza. Fattori come la distanza geografica non sono sufficienti a escludere il diritto al risarcimento.
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