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Art. 597 Codice Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 597 Codice Penale

Violazione di domicilio: il pianerottolo è casa, condanna confermata
Un figlio, già allontanato dall'abitazione della madre per comportamenti violenti, ha tentato di forzare la porta dell'appartamento materno. La madre si era trasferita per paura. Il figlio sosteneva che l'androne condominiale non fosse parte del domicilio e che il suo gesto fosse un tentativo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per recuperare beni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione di domicilio aggravata. Ha ribadito che le pertinenze, come il pianerottolo condominiale, rientrano nella nozione di domicilio. L'uso della forza esclude la riqualificazione del reato. Il ricorso è stato rigettato.
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Introduzione di prodotti con marchi contraffatti: reato in aereo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per i reati di introduzione di prodotti con marchi contraffatti e detenzione per la vendita di merce contraffatta. La vicenda riguarda il sequestro di retrocover per telefoni cellulari recanti il logo della mela, provenienti dalla Cina e intercettati in aeroporto, oltre ad altri pezzi rinvenuti nel negozio del ricorrente. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di introduzione di prodotti con marchi contraffatti si consuma nel momento esatto in cui l'aereo che trasporta la merce entra nello spazio aereo italiano. Inoltre, la presenza di una perizia tecnica e l'idoneità dei prodotti a trarre in inganno il consumatore medio confermano la sussistenza del reato, escludendo qualsiasi violazione del divieto di peggioramento della pena in appello.
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Furto in abitazione: condanna confermata ma la pena va ridotta
Due soggetti si sono introdotti in una casa di campagna momentaneamente disabitata, divellendo inferriate e rubando rubinetterie e arredi, poi occultati in zaini e secchi. Condannati in primo e secondo grado per furto in abitazione consumato e aggravato, i due hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, chiarendo che l'immobile non era abbandonato e che il furto era consumato poiché i beni erano ormai nella disponibilità dei ladri. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sul trattamento sanzionatorio: i giudici di merito avevano applicato un minimo edittale più severo, introdotto solo successivamente al fatto. La sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio alla Corte d'appello per rideterminarla nel rispetto del divieto di peggioramento della sanzione.
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Furto con strappo: condannato il tifoso che scippa l’agente
Durante i festeggiamenti per una partita di calcio, un tifoso strappa dalle mani di un agente di polizia in borghese una videocamera, la scaglia contro una recinzione e poi la nasconde a casa della compagna. L'imputato contesta la condanna per furto con strappo, sostenendo di aver agito solo per danneggiare l'oggetto o impedire le riprese, escludendo il fine di profitto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che il dolo specifico del furto non richiede necessariamente un guadagno economico, potendo consistere anche in un'utilità non patrimoniale, come l'ostacolare le indagini di polizia o soddisfare un bisogno psichico. L'appropriazione fisica del bene e il suo occultamento confermano la responsabilità penale dell'uomo.
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Furto: Niente Sospensione Condizionale della Pena Senza Richiesta
Una donna, condannata in appello per furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: l'imputato non può contestare in Cassazione la mancata applicazione di questo beneficio se non ne ha fatto esplicita richiesta nel precedente grado di giudizio. La condanna è diventata quindi definitiva, stabilendo che la richiesta di un beneficio processuale è un onere della parte interessata.
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Ricusazione giudice: quando è inammissibile il ricorso
Un imputato ha richiesto la ricusazione del giudice del suo processo, lamentando una serie di decisioni procedurali a suo dire ingiuste e sintomo di parzialità. La richiesta è stata respinta in appello e il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale: la ricusazione del giudice non può basarsi su un mero disaccordo con la gestione del processo. I motivi di ricusazione sono tassativi e devono riguardare situazioni esterne al procedimento, come una 'grave inimicizia' personale e preesistente, non la condotta tenuta in aula. Le contestazioni sulle decisioni del giudice devono essere sollevate tramite gli ordinari mezzi di impugnazione della sentenza finale.
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Competenza Giudice di Pace: quando resta il Tribunale
La Corte di Cassazione ha stabilito che se un imputato è accusato di un reato di competenza del Tribunale (es. lesioni aggravate) e, nel corso del processo, l'aggravante viene esclusa, lasciando un reato di competenza del Giudice di Pace (lesioni semplici), la giurisdizione rimane al Tribunale. Questo avviene in applicazione del principio di "perpetuatio iurisdictionis", secondo cui la competenza si determina al momento dell'esercizio dell'azione penale. Il ricorso dell'imputato, che lamentava un difetto di competenza, è stato quindi rigettato.
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