Un detenuto è stato condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. I fatti si sono svolti in un carcere, dove il detenuto ha rivolto espressioni offensive e colpito al volto un assistente capo della polizia penitenziaria. La difesa sosteneva che le offese riguardassero solo l'onore personale dell'agente e non il suo ruolo pubblico, e che non fossero avvenute durante l'esercizio delle sue funzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'oltraggio a pubblico ufficiale si configura anche se l'offesa è diretta al singolo agente, purché avvenga mentre questi compie un atto d'ufficio o a causa delle sue funzioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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