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Art. 587 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 587 Codice di Procedura Penale

Effetto estensivo dell’impugnazione negato dopo condanna
Tre imputati ricevono una condanna in primo grado per tentata estorsione e violenza o minaccia per commettere reato. I tre presentano appello fuori tempo massimo. I giudici di secondo grado dichiarano quindi l'appello inammissibile. Successivamente, una coimputata ottiene l'estinzione del reato per prescrizione grazie al proprio tempestivo ricorso. I tre condannati si rivolgono alla Corte di Cassazione chiedendo l'applicazione della medesima prescrizione tramite l'effetto estensivo dell'impugnazione. La Suprema Corte respinge la richiesta e dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici spiegano che la sentenza verso i tre era già passata in giudicato anni prima che maturasse la prescrizione. La scelta del coimputato di proseguire il giudizio resta un atto personale che non riapre i termini per chi ha lasciato scadere i tempi d'impugnazione.
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Querela invalida: l’improcedibilità del reato si estende a tutti
Un Lavoratore era stato condannato per violazione di domicilio, reato riqualificato da un precedente tentato furto. Egli ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'improcedibilità del reato a causa di una querela non valida. Ha anche lamentato che la decisione favorevole ottenuta dai suoi coimputati, relativa all'invalidità della querela, non fosse stata estesa anche a lui. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'invalidità della querela, già riconosciuta per i coimputati, doveva estendersi al Lavoratore, rendendo il reato improcedibile. Questo vale anche se il Lavoratore aveva precedentemente accettato un concordato sulla pena.
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Condanna in solido spese processuali: la Cassazione annulla l’obbligo
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati contro una sentenza che li condannava in solido al pagamento delle spese processuali. La Corte ha stabilito che la `condanna in solido spese processuali` non è più legittima. Questo perché una legge del 2009 ha abrogato la norma che la prevedeva (Art. 535 c.p.p.). Pertanto, la Cassazione ha annullato la parte della sentenza che imponeva il pagamento congiunto delle spese, stabilendo che ciascuno debba pagare la propria parte. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili.
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Nullità a regime intermedio: l’errore procedurale personale non salva tutti
Un imputato, già condannato, ha chiesto di estendere a sé l'annullamento della sentenza ottenuto da altri coimputati. Questi ultimi avevano fatto valere una "nullità a regime intermedio" per il mancato rispetto dei termini nella richiesta di rinvio a giudizio. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta dell'imputato. Ha chiarito che la nullità, in questo caso, era di natura strettamente personale e non estensibile. L'imputato, inoltre, non aveva riproposto l'eccezione nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che le nullità devono essere tempestivamente sollevate e reiterate, e non possono essere fatte valere tramite incidente di esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva.
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Patteggiamento e assoluzione: l’effetto estensivo negato
Un imputato aveva patteggiato una pena per reati fiscali e un reato associativo. Successivamente, i suoi complici, in un processo separato, sono stati assolti dal reato associativo. L'imputato ha chiesto di beneficiare di questa assoluzione tramite l'applicazione dell'**effetto estensivo dell'impugnazione**. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha chiarito che l'**effetto estensivo dell'impugnazione** si applica solo se la sentenza è la stessa per tutti gli imputati e se il processo non ha subito separazioni. Poiché l'imputato aveva patteggiato in un processo e i complici erano stati assolti in un altro, non esisteva la "medesimezza della sentenza". Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese.
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Effetto estensivo dell’impugnazione: l’appello non ferma la pena
Un cittadino condannato in primo grado sceglie di non proporre appello, mentre gli altri coimputati impugnano la sentenza. Il pubblico ministero emette l'ordine di esecuzione della pena nei confronti dell'imputato che non ha impugnato. Quest'ultimo si oppone davanti al giudice dell'esecuzione sostentando che l'appello altrui blocchi la definitività della propria condanna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'effetto estensivo dell'impugnazione rappresenta un rimedio straordinario che agisce soltanto dopo l'eventuale accoglimento dell'appello per motivi non personali. Fino a quel momento la condanna per chi non ha impugnato è irrevocabile e l'ordine di esecuzione della pena rimane valido.
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Prescrizione del reato: ricorso inammissibile e assoluzione
Due soggetti subiscono una condanna per furto aggravato commesso nel luglio 2013. Entrambi presentano ricorso per Cassazione. Il primo imputato eccepisce l'estinzione dell'illecito per il decorso del tempo. La seconda imputata contesta invece la valutazione delle prove. I giudici supremi accertano che la prescrizione del reato è maturata prima della sentenza di secondo grado, rendendo fondata la prima impugnazione. Sebbene il ricorso della seconda imputata risulti inammissibile per questioni di merito, l'effetto estensivo dell'impugnazione tra coimputati opera a suo favore. La Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza per entrambi i ricorrenti.
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Bancarotta fraudolenta: no al ricorso dopo il concordato
Un imprenditore ha concordato in appello la pena per il reato di bancarotta fraudolenta, rinunciando contestualmente agli altri motivi di gravame. Successivamente, l'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la natura distrattiva dei beni e chiedendo di beneficiare dell'assoluzione ottenuta da un soggetto terzo coimputato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude nuove contestazioni sui fatti precedentemente rinunciati. Inoltre, l'assoluzione del coimputato esterno poggiava esclusivamente sull'assenza di dolo, costituendo un motivo strettamente personale che non può estendersi alla posizione dell'imprenditore.
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Concordato in appello: nessun effetto estensivo per i coimputati
Il Coimputato, il cui appello era stato dichiarato inammissibile perché tardivo, ha chiesto di beneficiare dell'effetto estensivo dell'impugnazione presentata dall'altro coimputato. Quest'ultimo aveva infatti concordato la pena in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il concordato in appello costituisce una scelta processuale esclusivamente personale e un atto personalissimo, che comporta la rinuncia parziale ai motivi di gravame. Di conseguenza, i benefici del concordato in appello non possono estendersi agli altri coimputati. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un uomo condannato per reati di droga e armi. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche e chiedeva l'estensione dell'assoluzione pronunciata per un coimputato in un separato giudizio. La Suprema Corte ha stabilito che la prima censura era una mera ripetizione di argomenti già logicamente respinti in appello, mentre la seconda questione non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità dell’appello: no al telegramma telefonico
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello proposto da un imputato tramite un telegramma dettato per telefono. I giudici hanno ribadito che questa modalità di trasmissione non è valida per presentare un'impugnazione penale. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'effetto estensivo dell'appello del coimputato non opera se quest'ultimo ricorso viene rigettato. Anche il ricorso del secondo imputato, incentrato su questioni di merito e sulla riduzione della pena, è stato dichiarato inammissibile perché generico e volto a richiedere una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione dell’esecuzione penale: l’appello altrui non salva
Un condannato ha richiesto la sospensione dell'esecuzione penale della propria sentenza di condanna, sostenendo che l'appello presentato dai suoi coimputati dovesse bloccare l'esecuzione anche nei suoi confronti. Il Tribunale ha rigettato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di un coimputato non sospende la pena per chi non ha fatto ricorso e per il quale la condanna è ormai definitiva. L'effetto estensivo opera solo successivamente e come rimedio straordinario se l'appello viene accolto per motivi non personali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Coimputato non appellante: niente notifiche se condotte diverse
Due amministratori condannati in primo grado per bancarotta fraudolenta non propongono appello. Un terzo coamministratore invece impugna la sentenza. La Corte d'Appello conferma la condanna per quest'ultimo senza citare in giudizio i primi due. I due soggetti ricorrono in Cassazione lamentando la mancata notifica dell'appello. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. Il coimputato non appellante non ha diritto alla citazione se non c'è appello del pubblico ministero o se le condotte sono distinte nel tempo. Inoltre, l'eventuale effetto estensivo dell'impugnazione favorevole va richiesto in sede esecutiva e non in Cassazione. Infine, l'appello incidentale spetta solo alle parti avverse, escludendo i coimputati.
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Effetto Estensivo Negato: Condanne Diverse per lo Stesso Reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che chiedeva di beneficiare di una decisione più favorevole ottenuta dai suoi coimputati in un processo separato. L'imputato invocava l'effetto estensivo dell'impugnazione, sperando di vedersi annullare un'aggravante che ai complici era stata esclusa. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'effetto estensivo non opera se la questione è già stata decisa in modo diverso e incompatibile con una sentenza diventata definitiva per chi la richiede. La scelta di un percorso processuale diverso preclude la possibilità di 'agganciarsi' a sentenze più miti ottenute da altri. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Prescrizione e ricorso inammissibile: le regole
Un imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che negava l'estinzione del reato per **prescrizione**. Il ricorrente lamentava che, mentre per un coimputato la **prescrizione** era stata riconosciuta, per lui era stata negata a causa dell'inammissibilità del suo precedente ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che l'inammissibilità originaria del ricorso impedisce la formazione di un valido rapporto processuale in sede di legittimità, determinando il passaggio in giudicato della sentenza d'appello. Di conseguenza, la **prescrizione** maturata dopo tale sentenza non può essere rilevata, né può operare l'effetto estensivo dell'impugnazione del coimputato se il giudicato si è già formato.
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Appello Ente 231: inammissibile se dal legale dell’imputato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società condannata per un illecito amministrativo. L'appello era stato proposto dal difensore della persona fisica autrice del reato presupposto, e non da un legale specificamente incaricato dall'ente. La Corte chiarisce che il difensore della persona fisica è privo di legittimazione a impugnare per l'ente. Inoltre, l'effetto estensivo dell'impugnazione non sana l'inammissibilità originaria dell'atto, ma si applica solo agli esiti favorevoli di un appello validamente proposto e deciso. La decisione sottolinea la netta distinzione tra la posizione processuale dell'ente e quella della persona fisica.
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Ricorso inammissibile: valutazione prove e sentenza
Un soggetto condannato per furto di rame ricorre in Cassazione lamentando un'errata valutazione delle prove e l'illegittimo utilizzo della sentenza di condanna di un coimputato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare il merito dei fatti e che la sentenza di un altro soggetto può costituire un elemento di prova, se valutata insieme ad altri riscontri. Viene inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali.
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Difetto di querela: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a causa di un difetto di querela. A seguito di recenti modifiche legislative, la querela non è stata presentata entro il termine trimestrale previsto, rendendo l'azione penale improcedibile. La Corte ha esteso il motivo di ricorso a tutti i coimputati, annullando la sentenza senza rinvio e chiudendo definitivamente il processo.
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