Un dipendente comunale, intento a pulire la strada, veniva aggredito con un taglierino da un cittadino dopo una discussione. L'aggressione causava alla vittima la paralisi del nervo facciale e uno sfregio permanente al viso. La Corte d'Appello condannava l'aggressore a sei anni e due mesi di reclusione per lesioni gravissime. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione, travisamento delle prove e l'applicazione errata della legge penale a seguito delle riforme del 2019. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'introduzione del nuovo reato di deformazione dell'aspetto non cancella la vecchia fattispecie, ma costituisce una successione di leggi, applicando correttamente la norma precedente più favorevole. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della vittima.
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