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Art. 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro due contribuenti, stabilendo la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La sentenza chiarisce che, in presenza di indizi di reato tributario che comportano l'obbligo di denuncia, il prolungamento dei termini è applicabile. La Corte ha cassato la decisione precedente per vizio di motivazione, ritenendola meramente apparente e per omessa pronuncia su uno specifico motivo di appello.
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Raddoppio dei termini: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4641/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in un paradiso fiscale. Il caso verteva sulla legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per annualità precedenti all'entrata in vigore della norma. La Corte ha chiarito che le disposizioni sul raddoppio dei termini (art. 12, co. 2-bis e 2-ter, D.L. 78/2009) hanno natura procedimentale e, pertanto, si applicano retroattivamente, a differenza della presunzione di evasione (co. 2), che ha natura sostanziale e non è retroattiva.
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Raddoppio termini accertamento: escluso per l’IRAP
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per IRPEG, IRAP e IVA, basati sull'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32052/2024, ha affrontato la questione del raddoppio termini accertamento in presenza di un'indagine penale. Ha stabilito che tale raddoppio è legittimo per imposte dirette e IVA, ma non per l'IRAP, poiché le violazioni relative a quest'ultima non sono penalmente sanzionate. La Corte ha inoltre negato la deducibilità dei costi e la detrazione IVA, data la mancata prova della certezza dei costi e della buona fede del contribuente. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione dell'accertamento IRAP e delle sanzioni.
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Fatture false: la Cassazione e il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture false. La Corte ha chiarito che la condanna si basa sulla falsità di specifiche fatture, provata da numerose incongruenze, e non sulla totale assenza di rapporti commerciali. Sono stati inoltre respinti i motivi procedurali relativi al rito cartolare e alla prescrizione del reato, confermando la condanna.
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Termine dilatorio 60 giorni: illegittimo l’avviso
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento prima della scadenza del termine dilatorio 60 giorni successivo alla verifica fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha giustificato l'atto con l'urgenza derivante dall'imminente scadenza del termine di decadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'avviso illegittimo, stabilendo che la prossima decadenza del potere impositivo non costituisce una valida ragione d'urgenza e non può comprimere il diritto al contraddittorio del contribuente.
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