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Art. 57 Codice Penale — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 57 Codice Penale

Diffamazione a mezzo stampa: risarcibile il danno per false notizie
Una società alberghiera ha citato in giudizio la redazione di un quotidiano per diffamazione a mezzo stampa. Il giornale aveva diffuso articoli non veritieri circa la presenza di scarichi inquinanti e liquami nel tratto di mare antistante la struttura ricettiva. La Corte di Appello aveva negato il risarcimento del danno all'immagine, escludendo l'uso delle presunzioni e assolvendo il direttore per mancato ordine di pubblicazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il danno non patrimoniale subito da una società può essere provato anche tramite indizi gravi, precisi e concordanti. La Suprema Corte ha inoltre sancito che il direttore risponde per colpa omissiva qualora non impedisca la pubblicazione del testo lesivo.
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Diffamazione a mezzo stampa: Giornalista assolta, vittima condannata
Un Lavoratore ha citato in giudizio un Giornalista e un Gruppo Editoriale per diffamazione a mezzo stampa. L'articolo contestato collegava il Lavoratore, come socio occulto di una società, a presunte infiltrazioni camorristiche e incentivi statali illeciti. Il Tribunale di Monza aveva riconosciuto la diffamazione, ma la Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la decisione, qualificando l'articolo come legittima critica e commento ironico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando che la valutazione delle espressioni giornalistiche spetta ai giudici di merito e che la motivazione della Corte d'Appello era logica. Il Lavoratore deve quindi restituire le somme e pagare le spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa e firma del giornalista
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni nei confronti di una giornalista per diffamazione a mezzo stampa. La ricorrente sosteneva di non essere responsabile poiché gli articoli erano stati modificati dal direttore della testata. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che l'apposizione della firma comporta l'assunzione della paternità dell'opera e delle relative responsabilità. La decisione ribadisce che la diffamazione a mezzo stampa integra un illecito civile ex art. 2043 c.c. quando le espressioni utilizzate ledono l'onore e il prestigio di un ente, superando i limiti della continenza e del diritto di cronaca.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di critica
Un gruppo editoriale e una giornalista sono stati citati in giudizio per diffamazione a seguito di un articolo online che accusava un politico di uso improprio di un'auto di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura diffamatoria dell'articolo. La corte ha sottolineato che il diritto di critica, anche politica, presuppone una base di verità. Ha inoltre confermato la rimozione dell'articolo dagli archivi online e la sanzione pecuniaria nei confronti della giornalista, chiarendo i limiti della libertà di stampa nei casi di diffamazione a mezzo stampa.
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Diritto di cronaca: errore sul reato è diffamazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti del diritto di cronaca, stabilendo che la pubblicazione di una notizia che attribuisce a un soggetto un reato diverso e più grave di quello effettivamente contestato costituisce diffamazione. Nel caso esaminato, una professionista era stata accusata di un reato, ma diverse testate giornalistiche avevano erroneamente riportato un'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, ben più grave. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, rigettando le difese dei media. L'ordinanza sottolinea che la verità dei fatti è un requisito essenziale per l'esercizio legittimo del diritto di cronaca e un errore così sostanziale non può essere considerato una svista minore.
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Diffamazione a mezzo stampa e verità della notizia
Un gruppo editoriale pubblica un articolo che collega un magistrato a una grave inchiesta per corruzione, pur specificando la sua "posizione defilata". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo che creare un collegamento suggestivo con fatti a cui una persona è totalmente estranea viola il requisito della verità della notizia, anche se i singoli elementi sono veri. L'omissione di informazioni cruciali, come il fatto che il magistrato non fosse indagato, è risultata decisiva per la condanna.
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Risarcimento danno diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danno diffamazione a mezzo stampa. Una professionista aveva citato in giudizio un giornalista e il direttore di un quotidiano per un articolo che le attribuiva falsamente gravi indizi di corruzione. La Corte d'Appello aveva condannato il solo giornalista a un risarcimento di 10.000 euro. La Cassazione ha rigettato sia il ricorso della danneggiata, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna del direttore, sia quello del giornalista, che contestava la sua responsabilità. La sentenza conferma che la prova del danno alla reputazione può essere presuntiva e che la mancata richiesta di rettifica da parte della vittima non esclude né riduce il diritto al risarcimento.
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