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Art. 56 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Una società a ristretta base partecipativa e i suoi soci hanno impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci. L'ordinanza ribadisce che spetta ai contribuenti fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati reinvestiti o accantonati. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi relativi a presunti vizi di forma dell'atto e alla valutazione delle prove, per difetto di autosufficienza del ricorso.
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Accertamento bancario: costi deducibili anche presunti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato il tema dell'accertamento bancario a carico di un imprenditore. Pur confermando la legittimità delle procedure di firma e del contraddittorio, ha accolto un motivo di ricorso cruciale: in un accertamento bancario, i costi correlati ai maggiori ricavi presunti dai prelievi devono essere sempre dedotti, in linea con un principio della Corte Costituzionale. La sentenza è stata cassata con rinvio per il ricalcolo delle imposte.
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Proventi illeciti e società di fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale per proventi illeciti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a tre contribuenti la costituzione di una società di fatto finalizzata a sottrarre beni da un'altra società fallita, tassando i relativi redditi. La Corte ha rigettato sia il ricorso dei contribuenti sia quello dell'Agenzia, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto la tassabilità solo dei beni effettivamente distratti. La sentenza ribadisce che la prova dell'esistenza della società di fatto e la quantificazione dei proventi illeciti sono valutazioni di fatto del giudice di merito, se adeguatamente motivate.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Amministrazione finanziaria. La sentenza ribadisce che l'accertamento studi di settore si fonda su presunzioni semplici che il contribuente ha l'onere di superare con prove concrete durante il contraddittorio. Viene inoltre chiarito che le garanzie procedurali previste per le verifiche in loco non si applicano a questa tipologia di accertamento.
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Delega di firma: validità senza nome e durata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32990/2024, ha stabilito che la delega di firma per la sottoscrizione degli avvisi di accertamento è valida anche se non contiene il nome del funzionario delegato, una durata specifica o una motivazione esplicita. La Corte ha distinto tra 'delega di firma' e 'delega di funzioni', precisando che nel primo caso la responsabilità resta del dirigente. La sentenza di merito che aveva annullato gli atti impositivi per questi motivi è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità costi: la Cassazione chiarisce l’onere
Un'impresa individuale contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi per sponsorizzazione e operazioni ritenute inesistenti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, cassando la sentenza di merito. La Corte chiarisce che il principio di inerenza è un giudizio qualitativo e non quantitativo, e precisa la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti, rinviando il caso alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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