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Art. 55-quater d.lgs. n. 165 del 2001

Falsa attestazione della presenza: licenziato anche se assolto
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento senza preavviso di un dipendente pubblico, comandante della polizia locale, per falsa attestazione della presenza in servizio. Il lavoratore si era allontanato ripetutamente dall'ufficio per rientrare a casa senza timbrare il cartellino marcatempo, accumulando ottanta ore di assenza ingiustificata in tre mesi. La difesa del dipendente, basata su una sentenza penale di non luogo a procedere e sulla tesi di aver lavorato da casa, è stata respinta. I giudici hanno chiarito che l'assenza intermedia non segnalata configura la falsa attestazione della presenza e che la decisione del giudice dell'udienza preliminare non vincola il procedimento disciplinare, non trattandosi di una sentenza di assoluzione irrevocabile. Il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Licenziamento per giusta causa: la truffa cancella i buoni voti
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un dipendente pubblico che aveva falsamente attestato la propria presenza in servizio per due giorni. Il lavoratore aveva utilizzato modalità fraudolente, avvalendosi anche della collaborazione di un sottoposto. La difesa del dipendente, basata sulla presunta mancanza di dolo e sulla sproporzione della sanzione rispetto al suo buon curriculum precedente, è stata respinta. I giudici hanno chiarito che la falsa attestazione della presenza, anche tramite la mancata registrazione delle uscite, lede irrimediabilmente il vincolo fiduciario. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Licenziamento per falsa presenza: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento senza preavviso irrogato a una dipendente di un'azienda sanitaria per Licenziamento per falsa presenza. La lavoratrice era stata accusata di aver attestato fittiziamente la propria presenza in servizio tramite l'uso improprio del badge, spesso vidimato da colleghi, e di essersi allontanata ingiustificatamente dall'ufficio. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, evidenziando come la gravità della condotta e la reiterazione degli episodi abbiano irrimediabilmente compromesso il vincolo fiduciario con la Pubblica Amministrazione, rendendo la sanzione espulsiva del tutto proporzionata.
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Licenziamento disciplinare per mancata timbratura
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un dipendente pubblico per falsa attestazione della presenza in servizio. Il lavoratore si era allontanato dal posto di lavoro nel periodo intermedio tra la timbratura di entrata e quella di uscita senza registrare i movimenti. Nonostante la difesa sostenesse lo svolgimento di attività esterna, la mancanza di documentazione probatoria e la natura fraudolenta dell'allontanamento hanno giustificato la sanzione espulsiva, ribadendo che l'onere di provare la legittimità dell'assenza ricade sul dipendente.
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Licenziamento disciplinare: la composizione dell’UPD
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento disciplinare, stabilendo che la modifica della composizione dell'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) nel corso del tempo non invalida la sanzione, purché sia garantito il principio di terzietà. La Corte ha inoltre ritenuto legittima la riapertura del procedimento disciplinare dopo una condanna penale, anche in possesso del solo dispositivo della sentenza, se il diritto di difesa del dipendente viene rispettato.
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Licenziamento per giusta causa e bonifici indebiti
Una lavoratrice è stata licenziata per aver trattenuto pagamenti indebiti, ricevuti sul proprio conto corrente, per un importo superiore al suo stipendio annuale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, sottolineando che la condotta dolosa della dipendente ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. La successiva restituzione delle somme non è stata ritenuta sufficiente a sanare la gravità del comportamento.
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Licenziamento dipendente pubblico: Cassazione e limiti
Un dipendente pubblico è stato licenziato per essersi allontanato ripetutamente dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare nel merito i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. La decisione sul licenziamento dipendente pubblico è quindi divenuta definitiva.
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Falsa attestazione presenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa attestazione della presenza a carico di un dirigente medico che, dopo aver timbrato il cartellino, si allontanava per ore dal luogo di lavoro. La Corte ha stabilito che il reato lede la pubblica fede e si configura con la semplice attestazione mendace, a prescindere dal danno economico o dal recupero delle ore. La condotta, reiterata per sei volte in un mese, è stata considerata abituale, escludendo così l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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