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Art. 547 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 547 Codice di Procedura Civile

Pignoramento presso terzi in liquidazione: il credito non ammesso
Una ex-moglie ha tentato di recuperare l'assegno di mantenimento dovuto dal suo ex-marito tramite un pignoramento presso terzi sullo stipendio erogato da un'azienda. L'azienda è poi entrata in liquidazione coatta amministrativa. La donna ha chiesto l'ammissione del suo credito allo stato passivo dell'azienda, ma il commissario liquidatore ha rifiutato, sostenendo che l'azienda vantava un controcredito verso l'ex-marito. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto, stabilendo che l'ordinanza di assegnazione era successiva all'apertura della liquidazione e che la donna non aveva provato l'esistenza del credito del marito verso l'azienda, rendendo inefficace il pignoramento presso terzi in liquidazione.
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Pignoramento e fallimento: l’ordinanza non opposta
Una società cooperativa ottiene un'ordinanza di assegnazione di un credito in un pignoramento presso terzi, dove il terzo debitore è successivamente dichiarato fallito. La Corte di Cassazione chiarisce che, nel delicato rapporto tra pignoramento e fallimento, se il curatore partecipa alla procedura esecutiva e non impugna l'ordinanza di assegnazione, non può più contestare l'esistenza del credito in sede di verifica del passivo. L'ordinanza diventa definitiva e vincolante per la massa dei creditori.
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Pignoramento compensi professionali: a chi spetta?
Un istituto di credito, creditore di un professionista, avvia un pignoramento compensi professionali nei confronti di una società cliente di quest'ultimo. La società sostiene che il debito sia dovuto allo studio associato del professionista, non all'individuo. La Corte di Cassazione chiarisce che un obbligo interno di versare i compensi all'associazione non costituisce una cessione del credito formale e non è opponibile ai creditori terzi. Di conseguenza, il credito appartiene al singolo professionista e può essere legittimamente pignorato.
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Interesse ad agire: quando è inammissibile il ricorso
Una creditrice, già in possesso di un'ordinanza di assegnazione, ha agito contro un istituto di credito per ottenere un nuovo assegno circolare dopo la prescrizione del primo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto e specifico interesse ad agire, ribadendo che possedere un titolo esecutivo preclude di norma un'ulteriore azione giudiziaria se non si dimostra un'utilità aggiuntiva e non già offerta dal titolo in proprio possesso.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti
Una creditrice, già in possesso di un'ordinanza di assegnazione esecutiva contro un istituto di credito per un assegno circolare, ha intentato una nuova causa per lo stesso credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetti procedurali e per carenza di interesse ad agire, non avendo la ricorrente dimostrato un'utilità giuridica aggiuntiva rispetto al titolo già posseduto. La parte ricorrente è stata inoltre condannata per lite temeraria.
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Errore di fatto revocatorio: quando si può usare?
Un creditore ha impugnato per revocazione una sentenza d'appello, sostenendo un errore di fatto revocatorio da parte dei giudici, che avrebbero ignorato documenti decisivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'omessa valutazione di prove non costituisce un errore di fatto, ma un potenziale errore di giudizio, non sanabile con la revocazione.
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