L'Indagato subisce il sequestro preventivo dei propri conti bancari fino alla somma contestata per reati legati agli stupefacenti. Tra le somme bloccate compare un conto corrente alimentato esclusivamente dai ratei della pensione. La difesa richiede la restituzione integrale del saldo bancario, sostenendo la provenienza lecita del denaro. Il Tribunale dispone la restituzione parziale di una somma pari al triplo dell'assegno sociale, mantenendo il blocco sulla restante quota. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Indagato. I giudici confermano che la confisca per equivalente della pensione colpisce anche beni legittimi dell'imputato, ma deve sempre rispettare i limiti civilistici a tutela del minimo vitale.
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