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Art. 54, primo comma, lett. b), d.l. 22 giugno 2012, n. 83

Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
Un professionista si è visto negare la deducibilità di costi per centinaia di migliaia di euro, ritenuti non inerenti alla sua attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12019/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo il principio di inerenza dei costi. La Corte ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare il collegamento tra le spese sostenute e gli obiettivi professionali, non essendo sufficiente la mera registrazione contabile. Costi sproporzionati e antieconomici, in assenza di una valida giustificazione strategica, sono indici della mancanza di inerenza.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19538/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che contestava la deducibilità di costi per una presunta mancanza di inerenza. La Corte ha ribadito che il principio di inerenza dei costi si basa su una valutazione qualitativa e non quantitativa, escludendo che l'antieconomicità o l'incongruità di una spesa possano, da sole, giustificarne il disconoscimento. La pronuncia chiarisce inoltre i rigidi limiti del vizio di 'omesso esame di un fatto storico', che non consente un riesame nel merito delle prove.
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Esenzione ONLUS: prova a carico dell’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24240/2024, ha rigettato il ricorso di un'associazione, confermando che per beneficiare dell'esenzione ONLUS, l'ente ha l'onere di dimostrare in modo rigoroso che le sue attività sono rivolte a 'persone svantaggiate' secondo la restrittiva definizione di legge. La mancanza di tale prova comporta la perdita delle agevolazioni fiscali.
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Legittimazione passiva e account aziendale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un contribuente accusato di evasione per vendite online. La questione centrale era la legittimazione passiva, poiché le operazioni erano state effettuate tramite l'account di una società terza. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, in quanto non lamentava l'omesso esame di un fatto storico decisivo, ma mirava a una rivalutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità.
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Preclusione documentale: l’avviso è obbligatorio
Una società è stata oggetto di un accertamento fiscale per somme non giustificate, qualificate come sopravvenienze attive. La Corte di Cassazione ha stabilito che la documentazione prodotta in giudizio dalla società era utilizzabile. La ragione risiede nel fatto che la cosiddetta preclusione documentale non opera se l'amministrazione finanziaria, durante la verifica, non avverte esplicitamente il contribuente delle conseguenze processuali derivanti dalla mancata esibizione dei documenti richiesti. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi respinto.
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