La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata per un detenuto che, durante la pandemia, ha sostenuto la violenta protesta di un altro ristretto. Il Detenuto aveva accusato falsamente gli operatori penitenziari di creare disagi sulle videochiamate con i familiari. Nonostante l'annullamento della sanzione disciplinare interna e le successive scuse, la Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla condotta prescinde dalle sanzioni formali. Il comportamento oppositivo e infondato, idoneo a turbare l'ordine in un momento critico, dimostra la mancata partecipazione attiva al percorso di rieducazione per quel semestre. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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