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Art. 54 d.p.r. 633/72

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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti, specificando la ripartizione dell'onere della prova. Un'azienda del settore informatico aveva ottenuto l'annullamento di un avviso di accertamento per l'anno 2015. L'Agenzia Fiscale ha impugnato la decisione, sostenendo che la società contribuente fosse consapevole di partecipare a una frode IVA, data l'assenza di struttura aziendale dei suoi fornitori. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza d'appello. Ha ribadito che l'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la consapevolezza della frode anche tramite presunzioni (indizi gravi, precisi e concordanti). Una volta fornita tale prova indiziaria, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza per verificare la legittimità dei fornitori.
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Onere della prova: Cassazione e studi di settore
Una società di trasporti contesta un accertamento fiscale basato su studi di settore. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire la prova contraria e specifica per superare le presunzioni dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza chiarisce l'onere della prova e i limiti della motivazione dell'avviso di accertamento.
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Fatto generatore IVA: quando fatturare i servizi
Una società di servizi è stata oggetto di un avviso di accertamento per omessa fatturazione IVA. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, stabilendo un principio chiave: per le prestazioni di servizi, il fatto generatore IVA, che fa sorgere l'obbligo di emettere fattura, coincide con l'esecuzione della prestazione stessa e non con il momento del pagamento. Quest'ultimo determina solo l'esigibilità dell'imposta. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo fondamentale principio.
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Amministratore di fatto: la responsabilità tributaria
Un soggetto è stato identificato come 'amministratore di fatto' di un'associazione sportiva che aveva completamente evaso le imposte. La corte tributaria di secondo grado lo aveva liberato da responsabilità, sostenendo che solo il rappresentante legale formale risponde dei debiti fiscali. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che l'amministratore di fatto, colui che gestisce concretamente l'ente, è responsabile in solido con l'associazione per i suoi debiti tributari. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle prove.
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