La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre censure già esaminate in sede di riesame, sollevando questioni di merito non pertinenti al giudizio di legittimità. La Corte ha chiarito che il sequestro probatorio è uno strumento di ricerca della prova e la sua legittimità non è inficiata da questioni come la competenza territoriale del PM in fase di indagini preliminari o la scadenza dei termini delle stesse.
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Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno stabilito un principio fondamentale sulla competenza GIP distrettuale. Con la sentenza in esame, hanno chiarito che la competenza del giudice per le indagini preliminari del capoluogo di distretto, radicata per reati di particolare gravità (come quelli con aggravante mafiosa), non viene meno se, nel corso del procedimento cautelare, la gravità indiziaria per quel reato o aggravante viene esclusa. La competenza si determina sulla base dell'iscrizione originaria della notizia di reato e non è influenzata dalle valutazioni provvisorie tipiche della fase cautelare, garantendo così la stabilità del 'giudice naturale' e la certezza del diritto.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro probatorio, accogliendo parzialmente il ricorso di un indagato. La decisione si fonda sulla carenza del cosiddetto 'fumus commissi delicti', ovvero sulla mancanza di elementi concreti e specifici che giustificassero il sequestro in relazione al reato di associazione per delinquere. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame troppo generica e insufficiente, pur rigettando le altre eccezioni relative all'incompetenza del PM e all'uso di intercettazioni da altri procedimenti come notizia di reato.
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Un indagato per associazione a delinquere e turbativa d'asta ha impugnato un sequestro probatorio sui suoi dispositivi elettronici, contestando l'incompetenza territoriale e l'uso di intercettazioni da altri procedimenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che le intercettazioni possono essere usate come 'notitia criminis' per avviare nuove indagini. Ha inoltre stabilito che il sequestro probatorio di un dispositivo da parte del P.M. è legittimo, purché l'accesso ai dati avvenga con garanzie processuali, come l'incidente probatorio, nel rispetto della proporzionalità.
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In un caso di indebita percezione di fondi pubblici legati all'emergenza Covid-19, la Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra tre tribunali. La sentenza chiarisce che la competenza territoriale per indebita percezione si radica nel luogo in cui ha sede l'ente pubblico che dispone il pagamento, e non dove il beneficiario riceve la somma. In questo caso, la competenza è stata attribuita al Tribunale di Roma, sede dell'Agenzia delle Entrate.
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