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Art. 535 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 535 Codice di Procedura Penale

Patteggiamento allargato spese processuali e spese di carcere
Due individui concordano una pena superiore a due anni di reclusione per reati di droga, armi e ricettazione. Il giudice convalida l'accordo, ma addebita loro le spese di custodia cautelare e del processo. Gli imputati propongono ricorso per Cassazione. Essi sostengono che nel patteggiamento allargato spese processuali debba garantire l'esenzione dal pagamento delle spese di carcerazione preventive. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che l'esenzione dalle spese vale solo per le pene fino a due anni. Inoltre, i costi di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare rimangono sempre a carico dell'imputato, trattandosi di spese soggette a recupero da parte dello Stato. Gli imputati devono versare anche tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Stato di ebbrezza: basta un solo alcoltest per la condanna
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza dopo essere stato sorpreso a invadere la corsia opposta di marcia. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità del test alcolimetrico, eseguito con un'unica misurazione, e lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della sospensione condizionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una sola misurazione dell'etilometro è sufficiente a dimostrare lo stato di alterazione se confermata dai sintomi rilevati dagli agenti. Inoltre, spetta all'imputato dimostrare l'eventuale malfunzionamento dell'apparecchio. La gravità della condotta esclude benefici penali.
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Sequestro conservativo: lo Stato non esclude la tutela delle vittime
L'Imputata, accusata di omicidio aggravato in concorso, ha impugnato il provvedimento che disponeva il sequestro conservativo di due suoi immobili. La difesa sosteneva che un precedente sequestro su beni mobili, richiesto dal Pubblico Ministero, fosse già sufficiente a garantire i crediti dello Stato e delle parti civili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sequestro richiesto dal Pubblico Ministero tutela solo i crediti erariali, mentre le parti civili mantengono il diritto autonomo di chiedere il sequestro conservativo sui beni dell'imputato a garanzia del risarcimento dei danni. Inoltre, la responsabilità solidale per i danni da reato impone di considerare l'intero debito potenziale, giustificando la misura cautelare sui beni immobili.
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Spese di custodia dei beni sequestrati: condannati pagano tutto
Alcuni soggetti condannati si opponevano al recupero da parte dello Stato delle spese di custodia e amministrazione della loro societa, sequestrata e poi confiscata. I ricorrenti sostenevano che tali somme non fossero dovute o che fossero coperte dalla sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le spese di custodia dei beni sequestrati maturate prima della confisca definitiva gravano interamente sui condannati. Inoltre, la Corte ha chiarito che la sospensione della pena non si estende a queste spese, poiche l'obbligo di rimborso ha natura civile e ripristinatoria, non di sanzione penale. Di conseguenza, i condannati devono pagare tutte le spese.
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Applicazione della recidiva: la pericolosità cancella i dubbi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione personale. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva, sostenendo che fosse basata solo sui precedenti penali. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove se la motivazione d'appello è logica. Inoltre, ha confermato la correttezza dell'applicazione della recidiva, poiché il nuovo illecito non è stato occasionale, ma ha dimostrato una persistente pericolosità sociale e una chiara progressione criminosa del soggetto, giustificando l'aumento di pena. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Spese dimenticate in udienza: sì alla correzione errore materiale
Nel corso di un processo per lesioni personali aggravate, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. Tuttavia, nel dispositivo letto in udienza, il collegio ha omesso di condannare il ricorrente al pagamento delle spese legali in favore della parte civile, sebbene tale statuizione fosse presente nella motivazione della sentenza depositata. La parte civile ha quindi richiesto la correzione errore materiale. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, confermando che l'omissione della condanna alle spese processuali, essendo una misura accessoria e obbligatoria per legge, non comporta la nullità del provvedimento. Di conseguenza, l'errore può essere sanato tramite la procedura semplificata di correzione, integrando il dispositivo con la condanna dell'imputato a rimborsare 2.200 euro alla parte civile.
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