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Art. 53 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

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Spese di rappresentanza: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla distinzione tra spese di pubblicità e spese di rappresentanza, chiarendo i criteri per la loro deducibilità. Il caso riguardava una società che aveva dedotto integralmente costi di sponsorizzazione, riqualificati dall'Agenzia delle Entrate come spese di rappresentanza parzialmente deducibili. La Corte ha stabilito che la distinzione si basa sulla finalità della spesa e non sulla sua efficacia. Ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP.
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Appello tributario: quando è specifico e ammissibile
Una società si è vista dichiarare inammissibile l'appello contro una cartella di pagamento perché ritenuto meramente ripetitivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che nel processo tributario l'onere di specificità dell'appello tributario è soddisfatto anche se si ripropongono le stesse difese del primo grado, purché venga criticata la decisione impugnata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Operazioni inesistenti: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6200/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi (gravi, precisi e concordanti) sulla fittizietà delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, e a tal fine non sono sufficienti le sole fatture o la prova dei pagamenti. L'ordinanza chiarisce anche i principi sulla successione dei soci nei debiti della società cancellata.
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Specificità motivi appello: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i requisiti di specificità dei motivi di appello nel processo tributario. Il caso riguardava un appello del Fisco dichiarato inammissibile perché non contestava un punto specifico della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che, dato il carattere devolutivo dell'appello tributario, è sufficiente che l'atto manifesti in modo inequivocabile la volontà di contestare la decisione impugnata, anche solo riproponendo le argomentazioni iniziali.
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Motivazione apparente: Cassazione cassa la sentenza
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento IRPEF basato sul "redditometro". La Commissione Tributaria Regionale respingeva il suo appello con una giustificazione ritenuta troppo generica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, cassando la sentenza per "motivazione apparente". Secondo la Suprema Corte, una motivazione che non permette di ricostruire il ragionamento del giudice equivale a una motivazione assente, violando così un principio fondamentale del giusto processo. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Avviso di accertamento e firma: la Cassazione rinvia
Una società e la sua socia di maggioranza impugnano tre avvisi di accertamento per Ires, Irap, Irpef e Iva. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, ricorrono in Cassazione lamentando, tra l'altro, un vizio di forma: la presunta mancanza della firma sull'atto di appello dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma dispone l'acquisizione dei fascicoli dei gradi precedenti per poter verificare tale eccezione procedurale, ritenendola un passaggio fondamentale prima di ogni altra valutazione.
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Plusvalenze terreni: quando scatta l’obbligo fiscale?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, ai fini fiscali, la plusvalenza è tassabile se il terreno è classificato come edificabile dal piano urbanistico comunale, anche senza approvazione regionale o piani attuativi. La Corte ha inoltre confermato che i motivi di impugnazione non presentati nel ricorso iniziale sono inammissibili, anche se basati su successive sentenze della Corte Costituzionale.
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Risarcimento danno tassabile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19275/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità del risarcimento del danno. Il caso riguarda una lavoratrice che ha ricevuto una somma a titolo di risarcimento per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte di un'amministrazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale somma non è automaticamente un reddito imponibile. È necessario verificare se il risarcimento ha una funzione sostitutiva di un reddito mancato (lucro cessante), nel qual caso è tassabile, oppure se ristora un danno di natura diversa, non patrimoniale o da 'danno comunitario', nel qual caso è esente da imposte. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio perché non aveva compiuto questa fondamentale distinzione.
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