Un imputato, condannato per tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ha ottenuto l'annullamento della sentenza per querela tardiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di tre mesi per sporgere querela decorre dalla data del fatto contestato, non da presunti episodi successivi non inclusi nel capo d'imputazione. Di conseguenza, la querela presentata sette mesi dopo il reato è stata ritenuta intempestiva, rendendo l'azione penale improcedibile e portando all'annullamento definitivo della condanna.
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