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Art. 51 Costituzione

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Contratti a termine PA: illegittimi senza esigenze reali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22379/2025, ha stabilito l'illegittimità di una serie di contratti di somministrazione stipulati da un'azienda ospedaliera per coprire esigenze ordinarie e non temporanee. Anche se la durata totale del rapporto di lavoro con la singola lavoratrice non ha superato il limite legale di 36 mesi, i giudici hanno confermato il diritto al risarcimento del danno, sottolineando che i contratti a termine nella PA devono essere giustificati da esigenze effettivamente eccezionali e transitorie, non da necessità strutturali e permanenti dell'ente.
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Incompatibilità avvocati: il periodo di fermo
Un avvocato, dopo due mandati consecutivi nel Consiglio dell'Ordine, di cui il secondo di durata prorogata, si è ricandidato dopo aver saltato un solo turno elettorale, la cui durata era però inferiore a quella del suo ultimo mandato. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato la sua ineleggibilità, chiarendo il principio sull'incompatibilità avvocati: il periodo di 'raffreddamento' necessario prima di una nuova candidatura deve essere pari alla durata effettiva dell'ultimo mandato espletato, non alla durata nominale del mandato saltato. La Corte ha inoltre ribadito il carattere vincolante del principio di diritto per il giudice del rinvio.
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Mobilità docente: trasferimento per carica pubblica è temporaneo
Una docente, trasferita in virtù della priorità legata alla sua carica di consigliere comunale, si è vista revocare il trasferimento a seguito dello scioglimento del consiglio. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che la mobilità docente ottenuta per espletare un mandato pubblico ha natura temporanea e non definitiva, essendo indissolubilmente legata alla durata della carica elettiva.
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Giurisdizione amministrativa per concorsi pubblici
Una dipendente pubblica ha contestato la revoca di un concorso e l'indizione di una nuova procedura selettiva che la escludeva. L'ente sosteneva che si trattasse di una 'stabilizzazione' di competenza del giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione amministrativa, chiarendo che ogni procedura che implica una valutazione comparativa e discrezionale dei candidati è a tutti gli effetti un concorso pubblico, la cui legittimità deve essere valutata dal giudice amministrativo.
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Giurisdizione giudice amministrativo: il caso PNRR
Una federazione sindacale ha impugnato davanti al TAR gli atti di un'amministrazione regionale che revocavano un concorso per dirigenti per sostituirlo con una procedura di "stabilizzazione" legata al PNRR. L'amministrazione ha sostenuto che la giurisdizione fosse del giudice ordinario, trattandosi di rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice amministrativo, poiché la procedura contestata, prevedendo prove e valutazione comparativa, non era una mera stabilizzazione ma un vero e proprio concorso, la cui legittimità spetta al giudice amministrativo.
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Giurisdizione elettorato passivo: decide il G.O.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative all'incompatibilità e alla decadenza da cariche elettive, come quella di un rappresentante del personale in un Senato Accademico, spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. Il caso riguardava un dipendente universitario, e al contempo dirigente sindacale, la cui nomina era stata sospesa dall'Ateneo per un presunto conflitto di interessi. La Corte ha chiarito che il nucleo della controversia non è l'esercizio di un potere discrezionale della Pubblica Amministrazione, ma la tutela del diritto soggettivo perfetto all'elettorato passivo. Pertanto, la competenza a decidere spetta al tribunale ordinario.
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Credito d’imposta: quando la delega di firma è valida
Una società ha perso un credito d'imposta per nuove assunzioni non avendo mantenuto i livelli occupazionali richiesti. L'Agenzia delle Entrate ha emesso atti di recupero, contestati dai contribuenti per vizi di forma e procedura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per il recupero di un credito d'imposta, la delega di firma al funzionario non necessita di formalità stringenti, la notifica via raccomandata è legittima senza relata, e per i tributi non armonizzati, il controllo 'a tavolino' non impone un contraddittorio preventivo.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un complesso caso riguardante l'uso del nome e del simbolo di un partito politico nazionale da parte di un'associazione locale dissidente. La controversia, caratterizzata da un lungo e tortuoso iter processuale, ha permesso alla Suprema Corte di ribadire importanti principi sul litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che nelle cause contro associazioni non riconosciute non è necessario citare in giudizio tutti gli associati, essendo sufficiente convenire chi detiene la presidenza o la direzione. L'ordinanza chiarisce anche gli oneri probatori della parte contumace che impugna una sentenza tardivamente, rigettando il ricorso.
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Ineleggibilità deputato regionale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di ineleggibilità di un deputato regionale. La causa di ineleggibilità deputato regionale è scaturita dal suo ruolo di consigliere di amministrazione in una società cooperativa che deteneva contratti di ristorazione con enti statali. La Corte ha stabilito che, ai fini della normativa elettorale siciliana, un contratto di appalto di servizi (come la fornitura di pasti) rientra nella nozione di "somministrazione", integrando così la causa di ineleggibilità volta a prevenire potenziali conflitti di interesse e a garantire la parità di condizioni tra i candidati.
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Carenza di interesse: inammissibile ricorso in Cassazione
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione un avviso fiscale per la revoca delle agevolazioni 'prima casa', dichiara una sopravvenuta carenza di interesse. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che tale inammissibilità, essendo sopravvenuta, non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Prescrizione illecito disciplinare: Cassazione annulla
Un avvocato, sanzionato con la censura per non aver adempiuto all'obbligo di formazione continua nel triennio 2014-2016, ha presentato ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione dell'azione per intervenuta prescrizione dell'illecito disciplinare. La Corte ha stabilito che il termine massimo di sette anni e sei mesi, decorrente dalla fine del triennio, era scaduto prima della decisione, annullando la sanzione senza rinvio.
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Rivalutazione terreno: quando è troppo tardi?
Un contribuente ha venduto un terreno senza dichiarare la plusvalenza. Successivamente, ha cercato di ridurre l'imposta utilizzando una perizia per la rivalutazione terreno redatta anni dopo la vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la procedura di rivalutazione, comprensiva di perizia giurata e pagamento dell'imposta sostitutiva, deve essere completata quando si è ancora proprietari del bene. Una perizia postuma è inefficace.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso LSU nella PA
Una lavoratrice impiegata per anni da un Comune come lavoratrice socialmente utile (LSU) ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato di fatto. La Corte di Cassazione ha però stabilito che la prescrizione crediti lavoro decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si può configurare un timore del licenziamento (metus) che sospenda la prescrizione, poiché la legge esclude la possibilità di stabilizzazione. La Corte ha quindi confermato la decisione d'appello che aveva ridotto le somme dovute alla lavoratrice applicando la prescrizione quinquennale.
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Plusvalenza terreno: perizia tardiva non è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della plusvalenza sulla vendita di un terreno, non è possibile utilizzare una perizia di stima redatta e giurata dopo la cessione del bene. In assenza di una formale procedura di rivalutazione completata prima della vendita, con il relativo versamento dell'imposta sostitutiva, il valore di acquisto da considerare rimane quello storico. Il ricorso della contribuente, che lamentava la mancata comunicazione di tale facoltà da parte dell'Agenzia delle Entrate, è stato respinto in quanto la possibilità di rivalutare il bene era già preclusa al momento dell'accertamento fiscale.
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