LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 51, comma 2, n. 2), d.P.R. n. 633 del 1972

Azienda vs Fisco: Accertamento bancario e onere della prova in Cassazione
L'Azienda ha contestato un accertamento bancario dell'Agenzia delle Entrate per Ires, Irap e Iva 2014, basato su movimenti di conto corrente. I giudici di merito hanno parzialmente accolto il ricorso dell'Azienda, ritenendo che avesse fornito prova analitica per giustificare parte dei movimenti contestati, anche grazie a una Consulenza Tecnica d'Ufficio. L'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'Azienda non avesse assolto l'onere della prova e che la CTU fosse inidonea. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la validità della prova fornita dall'Azienda e l'uso corretto della CTU per l'accertamento bancario e onere della prova.
Continua »
Difetto di interesse: rottamazione e ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fino in Cassazione, aderisce alla rottamazione-ter per le cartelle di pagamento derivanti dalla sentenza. La Suprema Corte, pur non potendo dichiarare l'estinzione formale del processo, ha interpretato tale adesione come una manifestazione di un sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese legali.
Continua »
Difetto di interesse: rottamazione e ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver aderito alla c.d. rottamazione-ter, ha chiesto l'estinzione del giudizio pendente in Cassazione contro un avviso di accertamento. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile non per l'estinzione (mancando la prova certa del collegamento tra somme rottamate e l'atto impugnato), ma per il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente, che con l'adesione alla sanatoria ha manifestato di non avere più interesse a una pronuncia nel merito. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Accertamenti bancari: come giustificare versamenti
In tema di accertamenti bancari, la Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può legittimamente giustificare un versamento in contanti dimostrando che è riferibile a somme incassate per prestazioni regolarmente fatturate in un periodo precedente. L'ordinanza analizzata chiarisce che la semplice distanza temporale tra l'incasso e il versamento non è sufficiente per l'Amministrazione finanziaria per presumere che si tratti di ricavi non dichiarati. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto inverosimile tale giustificazione, sottolineando che spetta al Fisco fornire elementi presuntivi contrari, e non al giudice basarsi su mere congetture.
Continua »
Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
In tema di accertamenti bancari, la Cassazione ha riaffermato che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica per ogni singola movimentazione contestata. La sentenza impugnata è stata cassata perché il giudice di merito si era limitato ad una motivazione generica, senza verificare rigorosamente le prove. Viene inoltre confermato che per i professionisti la presunzione di reddito non si applica ai prelievi, ma solo ai versamenti.
Continua »
Occultamento scritture contabili: Cassazione chiarisce
Un imprenditore viene condannato per l'occultamento di scritture contabili e omessa dichiarazione IVA. La Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. L'analisi si sofferma sulla prova del reato, la capacità processuale e la prescrizione.
Continua »
Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14857/2025, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di accertamenti bancari. In un caso riguardante un imprenditore individuale, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'accertamento. Secondo i giudici, una volta che l'Amministrazione Finanziaria produce i dati dei conti correnti, scatta una presunzione legale di maggiori ricavi. Spetta quindi al contribuente fornire una prova analitica e specifica, per ogni singola operazione, che dimostri la non inerenza delle somme a fatti imponibili, non essendo sufficiente una difesa generica.
Continua »
Accertamento conti correnti socio: la presunzione legale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento a una società unipersonale basandosi sui movimenti bancari del conto personale del suo socio unico. Dopo due gradi di giudizio favorevoli alla società, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, ha affermato che, nel caso di società a ristretta base partecipativa, l'accertamento sui conti correnti del socio è legittimo e fa scattare una presunzione legale di ricavi non dichiarati. Di conseguenza, l'onere di provare la natura extrabilancio di tali somme ricade sul contribuente e non sull'amministrazione finanziaria.
Continua »
Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società agricola riceve un avviso di accertamento basato sul metodo induttivo puro, a seguito di movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto, ritenendo le presunzioni dell'Ufficio non sufficientemente provate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarisce che in caso di accertamento induttivo puro sono ammesse anche presunzioni 'semplicissime', prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, con conseguente inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
Continua »
Accertamento induttivo: onere della prova invertito
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina dell'accertamento induttivo. A seguito di un'indagine finanziaria su una società agricola, l'Amministrazione Finanziaria aveva ricostruito il reddito basandosi su movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso, ritenendo le presunzioni del Fisco non sufficientemente provate. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di accertamento induttivo 'puro', il Fisco può usare presunzioni 'supersemplici', invertendo l'onere della prova. Tocca quindi al contribuente dimostrare che il reddito accertato non è stato prodotto.
Continua »