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Art. 51 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 51 Codice di Procedura Penale

Aggravante agevolazione mafiosa: cade l’accusa senza prove
Tre indagati, accusati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Torino e l'applicazione dell'aggravante agevolazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla competenza, confermando le regole di radicamento territoriale basate sull'operatività del gruppo. Tuttavia, ha accolto il ricorso sull'aggravante: i giudici di merito avevano collegato il traffico di droga alla cosca mafiosa in modo del tutto apodittico, senza prove concrete del fine di agevolazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza limitatamente all'aggravante agevolazione mafiosa, confermando la misura cautelare per i restanti reati di droga.
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Competenza territoriale nei reati associativi: Torino contro Roma
Un indagato ha contestato la decisione del Tribunale di Torino di confermare la sua custodia cautelare in carcere per traffico di droga. L'indagato sosteneva che il tribunale competente fosse quello di Roma, poiché a Civitavecchia era stato commesso il reato di trasporto di cocaina, da lui ritenuto più grave rispetto alla partecipazione all'associazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza di Torino. I giudici hanno chiarito che la competenza territoriale nei reati associativi si determina in base al reato di associazione, che in questo caso è il più grave. Trattandosi di un'organizzazione senza una sede fissa, si applica la regola suppletiva del luogo in cui è stata compiuta l'ultima parte dell'azione, ovvero nel territorio torinese.
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Traffico illecito di rifiuti: furgone tolto ma il carcere resta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, consistente nella compravendita sistematica di batterie esauste per veicoli. La difesa sosteneva che il sequestro del furgone utilizzato per i trasporti avesse azzerato il rischio di reiterazione del reato. I giudici hanno tuttavia stabilito che la presunzione di adeguatezza del carcere non e stata superata, poiche l'indagato disponeva di una fitta rete di contatti, di precedenti penali e non aveva mostrato alcun ripensamento durante l'interrogatorio. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la misura detentiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: basta un ruolo breve
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Catanzaro a favore di quello di Milano e sosteneva che un'osservazione di soli otto giorni non potesse dimostrare la partecipazione stabile al sodalizio. I giudici hanno respinto entrambi i motivi. Hanno stabilito che la competenza spetta al luogo in cui l'associazione ha la sua base decisionale e operativa. Inoltre, hanno chiarito che anche una condotta di breve durata può dimostrare l'inserimento nel gruppo criminale, se supportata da elementi come l'uso di comunicazioni criptate riservate ai soli soci, che provano un legame solido e preesistente. L'indagato perde il ricorso e resta in custodia.
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Legittimazione ad impugnare: Procura KO per errore di competenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale contro un'ordinanza della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva accolto la richiesta di continuazione dei reati formulata da un condannato per associazione mafiosa ed estorsione. La Suprema Corte ha rilevato il difetto di legittimazione ad impugnare del Procuratore della Repubblica. Le funzioni di pubblico ministero davanti alla Corte d'Appello spettano infatti esclusivamente al Procuratore Generale presso la stessa corte. Di conseguenza, il ricorso presentato da un organo non legittimato è stato respinto senza esame nel merito.
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