Un sergente dell'esercito è stato condannato per vilipendio militare a causa di frasi offensive contro lo Stato pubblicate sui social media. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il diritto di critica politica, anche per un militare, non giustifica l'uso di un linguaggio gratuitamente volgare e denigratorio. La Corte ha inoltre confermato la legittimità costituzionale del trattamento sanzionatorio più severo previsto per il vilipendio militare rispetto all'analogo reato commesso da un civile, in virtù del particolare dovere di fedeltà che lega i membri delle Forze Armate alle istituzioni.
Continua »