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Art. 503 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 503 Codice di Procedura Penale

Falsa Testimonianza: Dichiarazioni Inutilizzabili ma Reato Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per falsa testimonianza dopo aver negato in tribunale di aver acquistato droga da un imputato, contraddicendo le sue precedenti dichiarazioni alla polizia. La Corte d'Appello ha confermato la colpevolezza, riducendo la pena. Il Lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue dichiarazioni non potevano più essere considerate false perché il processo originale era stato riaperto e le sue testimonianze sarebbero diventate inutilizzabili per la decisione. Ha anche eccepito la possibilità di ritrattare. La Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il reato di falsa testimonianza si configura al momento della dichiarazione mendace, indipendentemente dalla successiva inutilizzabilità della prova o dalla possibilità di ritrattazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Calunnia e falsa testimonianza: i rischi in aula
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di falsa testimonianza e calunnia a carico di un imputato che, durante un processo per droga, ha reso dichiarazioni difformi rispetto a quanto riferito nelle indagini preliminari. L'imputato aveva inizialmente ammesso di aver ricevuto sostanze stupefacenti gratuitamente, per poi negarlo in aula. Di fronte alle contestazioni, ha accusato le forze dell'ordine di aver verbalizzato il falso, integrando così il reato di calunnia. La Suprema Corte ha chiarito che per la calunnia non serve una denuncia formale, essendo sufficiente l'accusa implicita resa a verbale durante l'udienza.
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Calunnia: quando la denuncia contro un giudice è reato
Un cittadino, ritenendosi ingiustamente trattato in una procedura esecutiva, ha denunciato un giudice onorario per abuso d'ufficio. Il procedimento per calunnia si era concluso con un proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e l'assenza di dolo, sostenendo di aver solo esercitato il proprio diritto di critica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che accusare falsamente un magistrato di un reato, con la consapevolezza della sua innocenza, integra il delitto di calunnia. La Corte ha inoltre precisato che il superamento dei termini delle indagini preliminari non comporta la nullità dell'azione penale e che la successiva scoperta di errori formali nei provvedimenti del giudice non esclude il dolo di calunnia.
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