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Art. 50 TUIR

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Autonoma organizzazione e IRAP: la Cassazione decide
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento IRAP relativo ai compensi percepiti come amministratore di società, sostenendo l'assenza del requisito dell'autonoma organizzazione per tale specifica attività. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, annullando la decisione del giudice di secondo grado. È stato stabilito che la verifica della sussistenza dell'autonoma organizzazione deve essere condotta in modo separato per l'attività di amministratore, distinguendola da altre attività professionali del contribuente. L'esistenza di uno studio professionale per l'attività principale non implica automaticamente l'assoggettamento a IRAP per i compensi da amministratore.
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Autonoma organizzazione IRAP: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che escludeva l'assoggettamento a IRAP di una professionista. La contribuente, titolare di uno studio individuale, era anche socia di un'altra società di servizi commerciali con il coniuge. La Corte ha ritenuto che i giudici d'appello avessero omesso di valutare adeguatamente gli indizi che provavano l'esistenza di un'autonoma organizzazione, come l'affidamento della gestione contabile dei propri clienti alla società di cui era socia. La decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli elementi probatori.
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Giudicato esterno tributario e TFM: cosa ha deciso la Cassazione
Una società ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo alla deducibilità del Trattamento di Fine Mandato (TFM) di un amministratore per l'anno d'imposta 2007. La società ha invocato un precedente giudizio favorevole e definitivo (giudicato esterno) per l'anno 2004 sulla medesima questione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che il giudicato esterno tributario su un punto di diritto fondamentale, come le regole di deducibilità del TFM, si estende anche ai periodi d'imposta successivi, precludendo all'Amministrazione Finanziaria di rimettere in discussione la stessa questione. La sentenza impugnata è stata cassata.
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Compensi sportivi: quando sono dovuti i contributi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11196/2025, ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici sono soggetti a contribuzione previdenziale quando l'attività viene svolta con carattere di professionalità. Nel caso specifico, è stato rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la natura continuativa e l'importo ingente dei compensi erogati agli istruttori configuravano un'attività professionale, escludendola dal regime di esenzione fiscale e contributivo previsto dall'art. 67 del TUIR.
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Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva, confermando la riqualificazione dei suoi collaboratori in lavoratori subordinati. La sentenza chiarisce che le mansioni generiche come pulizia e manutenzione, svolte con regolarità e sotto la direzione del datore di lavoro, non rientrano nel regime agevolato previsto per i collaboratori sportivi, a prescindere dalla formale affiliazione al CONI. La natura sostanziale del rapporto di lavoro prevale sempre sulla forma contrattuale.
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Esonero contributivo ASD: quando non si applica
Un'associazione sportiva ha contestato l'obbligo di versare i contributi per i suoi istruttori, invocando l'esonero contributivo ASD. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura commerciale dell'attività, per dimensioni e modalità, prevale sulla qualifica formale di associazione dilettantistica, rendendo dovuti i contributi.
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Esenzione contributi ASD: iscrizione CONI non basta
Una società sportiva dilettantistica (ASD) si era opposta a una richiesta di contributi previdenziali per i propri istruttori, sostenendo di aver diritto all'esenzione fiscale e contributiva prevista per i compensi sportivi dilettantistici. Le corti di primo e secondo grado le avevano dato ragione, considerando l'iscrizione al registro CONI come prova sufficiente della natura dilettantistica dell'attività. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione e la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione al CONI non è di per sé sufficiente a garantire l'esenzione. È necessario un accertamento concreto che verifichi l'effettiva natura non professionale e non lucrativa dell'attività svolta, e l'onere di fornire tale prova spetta alla società sportiva.
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Deducibilità TFM amministratori: limiti non applicabili
Una società ha contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità del TFM (Trattamento di Fine Mandato) per i suoi amministratori, applicando le stesse regole del TFR per i dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità TFM non è soggetta ai limiti quantitativi dell'art. 2120 c.c. previsti per i lavoratori subordinati. La Corte ha ribadito che il TFM è deducibile per competenza solo se previsto da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del mandato.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista negare la deducibilità integrale degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei propri amministratori, poiché l'Agenzia delle Entrate applicava i limiti previsti per il TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, confermando la piena deducibilità TFM amministratori, a condizione che il diritto a tale trattamento risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. La Corte ha ribadito che non esiste alcuna norma che equipari fiscalmente il TFM al TFR.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
Una società ha contestato un avviso di accertamento che negava la piena deducibilità dei costi per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti non si applicano al TFM. La piena deducibilità TFM è ammessa secondo il principio di competenza, a patto che il diritto all'indennità risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto.
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TFM Amministratori: deducibilità senza limiti TFR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4854/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la piena deducibilità degli accantonamenti per il TFM amministratori. La Corte ha stabilito che non si applica per analogia il limite di calcolo previsto per il TFR dei lavoratori dipendenti (compenso annuo diviso 13,5). La deducibilità per competenza è ammessa a condizione che il trattamento sia previsto da un atto con data certa anteriore all'inizio del mandato che ne specifichi l'importo. In assenza di tali requisiti, la deduzione avviene per cassa, al momento del pagamento.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13540/2025, ha stabilito che la deducibilità del TFM (Trattamento di Fine Mandato) per gli amministratori non è soggetta ai limiti quantitativi previsti per il TFR dei lavoratori dipendenti. La deduzione annuale delle quote, secondo il principio di competenza, è legittima a condizione che il diritto all'indennità risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In assenza di tale requisito, la deducibilità segue il principio di cassa.
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Deducibilità TFM amministratori: no ai limiti del TFR
Una società si è opposta alla pretesa dell'Amministrazione Finanziaria di limitare la deducibilità degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori, applicando le stesse regole del TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità TFM amministratori segue il principio di competenza se l'emolumento risulta da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. Ha escluso l'applicazione analogica dei limiti quantitativi previsti per il TFR, poiché non esiste una norma specifica che lo imponga.
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Contributi istruttori sportivi: quando sono dovuti?
Una società sportiva dilettantistica ha contestato la richiesta di versamento dei contributi per i propri istruttori, sostenendo di averne diritto all'esenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice iscrizione al registro del CONI non è sufficiente a garantire l'esonero. La Corte ha chiarito che l'onere di dimostrare la natura effettivamente dilettantistica e non commerciale dell'attività ricade sulla società stessa. In assenza di tale prova, l'obbligo di versare i contributi istruttori sportivi rimane valido.
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