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Art. 485 d.lgs. n. 297 del 1994

Scuole paritarie: stop anzianità in carriera statale
La Corte di Cassazione ha negato il diritto dei docenti statali al riconoscimento del punteggio per il servizio pre-ruolo prestato presso le scuole paritarie ai fini della ricostruzione della carriera. La decisione si fonda sulla distinzione tra il sistema di istruzione, che include le scuole paritarie per garantire titoli di studio equipollenti, e il rapporto di lavoro, che rimane distinto tra pubblico e privato. Nonostante la parificazione dell'offerta formativa, le modalità di reclutamento e i contratti collettivi applicati nelle scuole paritarie non sono sovrapponibili a quelli della scuola statale, rendendo legittima la diversità di trattamento economico e giuridico.
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Servizio scuole paritarie: no al punteggio mobilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32709/2023, ha stabilito che il servizio pre-ruolo svolto dai docenti presso le scuole paritarie non può essere riconosciuto ai fini del punteggio per la mobilità del personale della scuola statale. La Corte ha chiarito che, sebbene la legge garantisca un trattamento equipollente agli alunni, non ha mai inteso equiparare il rapporto di lavoro dei docenti delle scuole paritarie a quello dei docenti statali. Di conseguenza, in assenza di una norma specifica, il servizio scuole paritarie non è valutabile, riformando le precedenti decisioni di merito che avevano dato ragione ai docenti.
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Servizio scuole paritarie: no al punteggio mobilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32713/2023, ha stabilito che il servizio pre-ruolo prestato dai docenti nelle scuole paritarie non è riconoscibile ai fini del punteggio per la mobilità territoriale nel pubblico impiego. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Ministero dell'Istruzione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito. La motivazione si fonda sulla non omogeneità dello status giuridico del personale delle scuole paritarie rispetto a quello della scuola statale, assenza di una norma di legge che ne consenta l'equiparazione per tali fini.
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Anzianità docenti precari: sì alla parità di stipendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'anzianità dei docenti precari deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione stipendiale, equiparandola a quella dei docenti di ruolo. Con l'ordinanza n. 30944/2023, la Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento economico, poiché ciò che conta è l'identità delle mansioni svolte. Il ricorso di un'amministrazione regionale è stato quindi respinto, confermando il principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.
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Notifica funzionario difensore: le regole della Cassazione
Una lavoratrice si è rivolta alla Corte di Cassazione sostenendo la tardività di un appello promosso da un'amministrazione pubblica. Il nodo della questione era la validità della notifica della sentenza di primo grado al funzionario difensore. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che per far decorrere il termine breve per l'impugnazione, la notifica deve essere indirizzata in modo inequivocabile al funzionario in qualità di difensore, e non genericamente all'ente. Una notifica all'indirizzo PEC istituzionale dell'amministrazione è stata ritenuta inidonea a tale scopo.
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Stabilizzazione precari: stop al risarcimento danni
Un docente del settore AFAM aveva ottenuto un risarcimento per l'abuso nella reiterazione di contratti a termine. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore (stabilizzazione precari) può sanare l'illecito, escludendo il diritto al risarcimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare se esista un nesso causale tra i contratti precari e la successiva stabilizzazione, un fattore che il giudice deve valutare anche d'ufficio.
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