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Art. 476 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 476 Codice Penale

Falso in atto pubblico: la Cassazione sul militare
Un militare è stato condannato per falso in atto pubblico per aver alterato i rapporti di servizio al fine di nascondere le proprie assenze. L'imputato aveva sostenuto che la sua condotta dovesse essere considerata solo come una meno grave "violata consegna", reato peraltro già prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la violazione degli ordini e la successiva falsificazione del rapporto per occultarla costituiscono due reati distinti che possono coesistere. La Corte ha ribadito che i rapporti di servizio, anche se atti interni, hanno natura di atto pubblico, e la loro alterazione integra il grave delitto di falso.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un medico, assolto dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. La decisione si basa sul fatto che la sua condotta professionalmente negligente, come la redazione di referti medici superficiali e frettolosi, ha costituito una colpa grave che ha indotto l'autorità giudiziaria a disporre la misura cautelare. Viene così riaffermato il principio secondo cui il diritto al risarcimento è escluso se l'interessato ha contribuito con dolo o colpa grave a causare la propria detenzione.
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Falso ideologico militare: quando è reato comune
Un militare attesta falsamente di aver viaggiato giornalmente per una missione, mentre dormiva in foresteria, per ottenere rimborsi non dovuti. La Cassazione qualifica il fatto non come reato militare (art. 220 c.p.m.p.), ma come falso ideologico militare ai sensi dell'art. 480 c.p. (reato comune), separando la giurisdizione da quella militare per la connessa tentata truffa.
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Corruzione per atto contrario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e falso in atto pubblico a carico di un imprenditore e di un'agente di polizia municipale. Il caso riguardava la redazione di un falso verbale di sopralluogo per nascondere lavori edili abusivi in cambio di una tangente. La sentenza chiarisce importanti principi sulla qualificazione del reato di corruzione, sul risarcimento del danno e sulla costituzione di parte civile nel rito abbreviato.
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