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Art. 47-ter Ordinamento Penitenziario (L. 354/1975)

Detenzione Domiciliare Negata: Pericolosità Vince su Ricorso
Un detenuto si è visto negare la richiesta di detenzione domiciliare dal Tribunale di Sorveglianza. La decisione si basava sulla sua pericolosità sociale, evidenziata da precedenti condanne, dalla mancata adesione ai percorsi di rieducazione e dall'assenza di distacco dal suo ambiente criminale. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. I giudici supremi hanno stabilito che il ricorso era generico e mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in quella sede. Di conseguenza, la decisione di negare la detenzione domiciliare è stata confermata e il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Affidamento in prova negato: pericolosità batte rieducazione
Un condannato si è visto negare la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso la misura meno favorevole della detenzione domiciliare, motivando la decisione sulla base della sua significativa pericolosità sociale, desunta da due recenti procedimenti penali a suo carico. L'interessato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che il suo percorso di rieducazione non fosse stato considerato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione del giudice era corretta e che il ricorso rappresentava un semplice dissenso sui fatti, non un errore di diritto. Di conseguenza, ha confermato la decisione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese.
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Stalking: diniego misure alternative anche con un lavoro stabile
Un uomo, condannato per violenza privata e atti persecutori, si è visto respingere la richiesta di scontare la pena fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha basato la decisione sulla sua pessima condotta, protrattasi per un decennio ai danni dell'ex compagna e di un vicino, ritenendola un indicatore di pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle misure alternative alla detenzione, giudicando il ricorso dell'uomo inammissibile. I giudici hanno stabilito che la stabilità lavorativa non è sufficiente a superare una valutazione negativa fondata su un comportamento criminale persistente, che dimostra l'assenza di un reale percorso di cambiamento.
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Esecuzione pena al domicilio negata per un processo per droga
Un condannato si è visto negare la richiesta di scontare la pena nella propria abitazione. Il motivo del rifiuto è stata la sua attuale pericolosità sociale, desunta da un altro procedimento penale a suo carico per reati legati agli stupefacenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiaro: la pendenza di un processo per reati gravi è un valido indicatore di pericolosità che giustifica il diniego del beneficio dell'esecuzione pena al domicilio. Secondo i giudici, tale circostanza dimostra un rischio concreto di commissione di nuovi reati, rendendo la misura non appropriata. L'appello del condannato è stato quindi respinto.
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Diniego Misure Alternative: Studio in Carcere Non Basta a Uscire
Un detenuto ha richiesto l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare, evidenziando elementi positivi come lo studio e la ricerca di un lavoro. Il Tribunale di Sorveglianza ha però respinto la richiesta. La decisione si è basata su una valutazione complessiva che includeva anche aspetti negativi: la scarsa lealtà nella ricerca del lavoro, gravi infrazioni disciplinari in carcere e la tendenza a minimizzare il proprio passato criminale. La Corte di Cassazione ha confermato il **diniego misure alternative alla detenzione**, stabilendo che il giudice deve bilanciare tutti gli elementi, positivi e negativi, per formulare un giudizio sulla pericolosità sociale. La sola attività di studio non è sufficiente a garantire l'accesso ai benefici se altri comportamenti indicano un percorso di reinserimento non ancora maturo.
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