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Art. 47-quinquies L. 354/1975

Detenzione domiciliare speciale negata: il padre resta in carcere
Un detenuto condannato per gravi reati associativi ha chiesto la detenzione domiciliare speciale per accudire i due figli minori, sostenendo la grave malattia della moglie. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta per due motivi: la madre non risultava del tutto impossibilitata a prendersi cura dei minori e l'uomo manteneva un profilo di elevata pericolosità sociale legato alla criminalità organizzata. Il detenuto ha proposto ricorso, sostenendo che le cure parentali dovessero prevalere sulle esigenze punitive ordinarie. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della misura: la detenzione domiciliare speciale richiede una totale assenza alternativa di cura per i minori e l'assoluta assenza di pericolo di recidiva.
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Carcere e madri: differimento dell’esecuzione della pena
Una madre condannata con una figlia di età compresa tra uno e tre anni ha chiesto il differimento dell'esecuzione della pena o la detenzione domiciliare per accudire la bambina. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la domanda a causa dei frequenti cambi di domicilio e dell'assenza della donna all'udienza, ritenendo tali condotte indici di instabilità genitoriale. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici hanno chiarito che il diniego del beneficio richiede la prova di un pericolo di recidiva di eccezionale rilevanza. Il tribunale ha ignorato che i reati erano risalenti nel tempo e non ha valutato forme alternative di custodia, come gli istituti a custodia attenuata per madri.
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Detenzione domiciliare speciale: carcere o cura dei minori
Un detenuto condannato per gravi reati contro la persona ha chiesto la detenzione domiciliare speciale per accudire i suoi quattro figli minorenni. La madre dei bambini soffriva di una grave patologia psichiatrica che le impediva di prendersene cura, motivo per cui i minori si trovavano temporaneamente in una comunità insieme a lei. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta, sostenendo che la gravità dei reati imponesse una previa osservazione scientifica e che i minori fossero già protetti dalla struttura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del genitore e ha annullato la decisione. I giudici hanno chiarito che la tutela dell'infanzia supera i divieti ordinari, imponendo una valutazione immediata della genitorialità e dell'effettiva pericolosità del condannato.
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Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per il padre
Un uomo condannato in primo grado per associazione mafiosa ha chiesto gli arresti domiciliari al posto della custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato la tutela della figlia tredicenne affetta da una rara e gravissima patologia, sostenendo la necessità della presenza paterna per le cure quotidiane. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che il divieto di custodia cautelare in carcere per tutelare i figli si applica esclusivamente quando la prole ha un'età inferiore a sei anni. La norma possiede natura eccezionale e non può estendersi a figli con disabilità grave che superano tale limite anagrafico. L'imputato resta dunque detenuto in istituto penitenziario.
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Detenzione domiciliare speciale negata al padre pericoloso
Un padre detenuto per gravi reati, rimasto vedovo, ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare speciale per accudire i tre figli minori. I bambini risiedono attualmente con la nonna paterna, la quale garantisce loro un ambiente stabile, sereno e idoneo. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ravvisando sia la permanente pericolosità sociale del condannato sia l'interesse dei minori a mantenere l'attuale equilibrio di vita senza subire ulteriori traumi o trasferimenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della misura alternativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che la detenzione domiciliare speciale richiede l'assenza di rischio di reiterazione del reato e la reale rispondenza all'interesse dei figli, il quale in questo caso risulta tutelato dalla stabilità dell'affidamento alla nonna.
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Detenzione domiciliare speciale negata al padre violento
Un condannato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale contro la ex compagna ha richiesto la detenzione domiciliare speciale e l'affidamento in prova al servizio sociale per accudire il figlio minore di sei anni. Il condannato ha valorizzato la presenza di un impiego lavorativo e il positivo attaccamento affettivo verso il figlio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. I giudici hanno evidenziato che l'uomo ha usato in passato il minore come strumento di violenza e intimidazione verso la madre. Il condannato mostra inoltre una tendenza a minimizzare le proprie colpe e non ha avviato un serio ravvedimento. La tutela dell'interesse del minore e la sicurezza sociale precludono la concessione della detenzione domiciliare speciale.
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Detenzione domiciliare speciale negata se la madre accudisce
Un detenuto, padre di quattro figli di cui tre piccoli e uno con grave invalidità, ha richiesto la detenzione domiciliare speciale sostenendo l'incapacità della madre di gestire da sola l'intero nucleo familiare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che la misura alternativa può essere concessa al padre solo in caso di effettiva e comprovata impossibilità della madre di accudire i minori. Dalle relazioni dei servizi sociali è emerso che la donna garantisce una cura adeguata e un equilibrato sviluppo educativo della prole, escludendo così qualsiasi rischio di abbandono o deficit assistenziale. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese per il condannato.
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Detenzione domiciliare speciale: negata alla madre che spacciava
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre che chiedeva la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio minore di dieci anni. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato il beneficio a causa dell'elevato rischio di recidiva della donna. Quest'ultima, infatti, aveva subito la revoca di una precedente misura domiciliare perché sorpresa a spacciare droga in casa davanti ai figli, oltre a ricevere sanzioni disciplinari in carcere. La Suprema Corte ha confermato che l'interesse del minore deve essere bilanciato con la sicurezza pubblica. Di conseguenza, la richiesta di detenzione domiciliare speciale è stata respinta e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione detenzione domiciliare: la durata non conta
Un individuo condannato per evasione dalla detenzione domiciliare ha presentato ricorso sostenendo che la sua assenza fosse durata meno di 12 ore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per la detenzione domiciliare 'alternativa', a differenza di quella 'sostitutiva', il reato si configura con il semplice allontanamento, rendendo irrilevante la durata. Anche la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dell'intensità del dolo e dell'abitualità nel reato del soggetto.
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