La Corte d'Appello ha condannato l'esercente a quattro mesi di reclusione per il reato colposo di commercio di alimenti nocivi, concedendo il beneficio della non menzione. L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contestando la genericità dell'imputazione e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa ha riproposto questioni di fatto già respinte dai giudici territoriali e ha sollevato motivi nuovi mai dedotti nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato l'esercente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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